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IL CASO/ Contratto unico e articolo 18, una “trappola” per il lavoro

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Invece avremmo bisogno di sindacati meno preoccupati di giocare un ruolo politico ma più orientati a incrementare la propria rappresentanza sociale, intesa come capacità di realizzare un contributo decisivo sul fronte delle tutele del lavoro. Infatti, anziché partecipare a questo gioco dialettico sulle regole formali del lavoro (per esempio, il contratto unico e di nuovo questo “benedetto” articolo 18), occorrerebbe contribuire maggiormente a creare condizioni normative e contrattuali che aiutino il lavoro.

Infatti, si ha l’impressione che spesso l’azione dei sindacati sia fortemente contradditoria: da una parte troviamo arroccamenti incomprensibili e anti-storici che, per non perdere iscritti nella Pubblica amministrazione e in alcuni settori dei servizi pubblici (i trasporti), arrivano a talune manifestazioni che colpiscono solo i cittadini inermi. Dall’altra abbiamo esempi virtuosi nella contrattazione quali talune solide alleanze tra imprese e lavoratori per promuovere il capitale sociale presente, quali prodotti e servizi innovativi e di qualità, fondati sulla conoscenza in capo al capitale umanorappresentato dalle risorse umane impiegate.

Nelle ultime settimane sono stati rinnovati (nel silenzio dei media) alcuni importanti contratti di lavoro che riguardano centinaia di migliaia di addetti, quali quelli per i lavoratori in somministrazione (gli ex interinali), il settore Tessile e Abbigliamento, Calzaturieri, Occhialerie (quelli della famosa Luxottica), i Giocattoli, Legno e Arredamento e l’elenco potrebbe continuare, accanto ad altri settori che invece sono in difficoltà nei rinnovi (Trasporti, Gomma e Plastica, Servizi di Acqua e Gas, ad esempio).

Nei contratti rinnovati ci si è limitati a rivalutare le retribuzioni con incrementi minimi (vista la difficoltà a scaricare sui prezzi finali i maggiori costi) e si sono introdotte molteplici forme di incremento delle flessibilità organizzative sugli orari di lavoro (un più forte utilizzo del part-time, ad esempio), una maggiore disponibilità complessiva delle organizzazioni del lavoro nell’utilizzo degli impianti, una serie di misure utili a sostenere gli incrementi di produttività, forti incentivi all’aggiornamento e alla formazione dei lavoratori.

Nessun automatismo è consentito far discendere in termini di aumento dell’occupazione, ma una serie di premesse e di condizioni, di certezze applicative rappresentano una modalità per contribuire a sostenere la produttività nelle imprese stesse, condizione per vendere prodotti e servizi, quale unico ed esclusivo modo per difendere il lavoro e tutelare i lavoratori. Queste sono le strade e i percorsi che i capi delle confederazioni sindacali devono sostenere al loro interno, anche attraverso scelte coerenti e meno contraddittorie.