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SPILLO/ "Trovati un lavoro da sola", così fallisce la Garanzia giovani

Da maggio in Italia è attivo il programma Garanzia giovani. Ma i risultati sono molto deludenti, anche nelle regioni più insospettabili. L’analisi di MASSIMO FERLINI

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L’attenzione dei media e del dibattito rispetto al Jobs act è concentrato in questioni sempre più dirimenti. La chiarificazione avvenuta rispetto all’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori è apparsa come l’apertura alle vere questioni intorno a cui ruota l’intero provvedimento. Non si tratta di abbattere solo una questione ideologica, ma di ridisegnare i rapporti di lavoro complessivamente intesi. Quindi il problema del valore da assegnare alla contrattazione nazionale e a quella aziendale, la semplificazione della normativa a base del diritto del lavoro, una serie di misure (vedi la possibilità di superamento del Tfr) economiche che segnino un aumento delle buste paga e un contenimento del costo del lavoro.

Non va però dimenticato che assieme a questa prima parte che avrà un ruolo importante nel rimuovere la diversità di tutele che spettano ai lavoratori assunti con forme contrattuali diverse, è prevista anche una riforma sostanziale dei servizi preposti a garantire la tutela a chi il lavoro lo cerca per la prima volta o perché l’ha perso. Con la brutalità e simpatia che lo caratterizza, il presidente del Consiglio ha detto che un’impresa deve potersi organizzare al meglio per sviluppare la propria produttività. La novità sarà che eventuali disoccupati saranno “presi in carico” dallo Stato. Per presi in carico ha indicato il sistema di workfare dei paesi nordici, ossia una garanzia, per un certo periodo, di reddito di mantenimento e un servizio di orientamento e formazione che permetta ai disoccupati di ottenere una nuova occasione di lavoro. A questa proposta non sarà più possibile dire di no, pena la perdita del reddito di sostegno.

Semplice a dirsi e difficile a farsi. Oggi abbiamo in atto un’esperienza simile da ormai 4 mesi e i risultati più che deludenti sono sconfortanti. Ci riferiamo al programma “Garanzia giovani”, che aveva l’obbiettivo di coinvolgere tutti i ragazzi che avevano concluso un ciclo di studio in cerca di occupazione per offrirgli entro un tempo stabilito un inserimento lavorativo con almeno un tirocinio in azienda.

Il modello proposto a livello nazionale ha previsto un sistema informativo dove registrarsi e la possibilità di coinvolgere anche le Agenzie per il lavoro privato oltre ai Centri per l’impiego pubblici perché operassero negli inserimenti lavorativi. Se qualcuno interessato vuole farsi un giro sui blog che raccolgono gli sfoghi di molti giovani che hanno creduto ai messaggi informativi fatti dal Governo e dalle Regioni otterrebbe buoni motivi per riflettere su un fallimento scritto nelle procedure.