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Lavoro

LAVORO E PENSIONI/ I privilegi che solo la troika può cancellare

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Quell’accordo è importante per diverse ragioni: aprì alla flessibilizzazione delle retribuzioni, definì un sistema più decentrato di relazioni sindacali e sganciò il Governo dalla triangolazione, lasciando alle parti il compito di trovare le soluzioni. In sostanza, consentì a imprese e rappresentanti dei lavoratori di avere più potere localmente e costrinse i grandi apparati burocratici centrali della triplice e di Confindustria a limitare il loro. Il Governo avrebbe poi dovuto trovare un modo per dare regole di base del mercato del lavoro più semplici e lasciar fare, ma quest’ultimo sforzo non fu politicamente sostenibile. Purtroppo, la dinamica iniziale all’interno delle parti sociali si stemperò anch’essa rapidamente in un nuovo centralismo.

Diversi anni più tardi manca il tassello di una vera riforma del mercato del lavoro, ma è anche mancato quel processo di rinnovamento e di ripensamento delle logiche di competizione da parte delle parti imprenditoriali e sindacali che si sono invece costituite come blocco politico-sociale resistente al cambiamento e alle spinte della globalizzazione. E, incapaci di trovare altre strade per ragioni ideologiche (i tabù della Cgil, come l’inutile e demagogico articolo 18), per convenienze personali (meglio un sistema drogato e controllato che la vera competizione per molte imprese italiane) e per carenza di visione e competenza (le sintesi economiche di molti sindacalisti sono imbarazzanti e sono figlie di un processo di selezione interno eminentemente politico e non meritocratico), corrono a tirare la giacchetta ancora una volta al Governo, mirando quindi alle tasche degli italiani che per anni hanno sostenuto la loro incapacità di innovazione. E invece fa bene Renzi, purtroppo solo a parole, a dire che non ci sarà scambio senza uno sforzo di cambiamento e innovazione nei sindacati (e se avesse più coraggio, potrebbe dire anche nel sistema imprenditoriale).

Poi è evidente ai più che lo dice perché non ha spesa pubblica da scambiare. Ma è bastato questo per far scendere allo scoperto il vero blocco del Paese, che, con buona pace del Movimento 5 Stelle, è più forte e saldo che mai ed è pronto a cavalcare le stesse chimere dell’illusionista Grillo pur di conservare quel potere, addossando la colpa ala Germania, all’euro e alla spesa pubblica insufficiente. È il blocco che salda Il Corriere della Sera del solitamente pavido e impercettibile De Bortoli con la Repubblica dell’ormai saccente e delirante Scalfari. È il blocco che vede in Napolitano il garante più chiaro, visto che è composto da ottuagenari di anagrafe (come lo stesso Napolitano o Scalfari), di pensiero (come i residuati à la Padellaro, Travaglio, Lerner, ma anche Belpietro) o di ideologia (come i vari Landini che ne hanno fatto un mestiere da Commedia dell’Arte o Fusaro che ne ha fatto una fonte di reddito a buon mercato). E tutti lì a cavalcare il benaltrismo, facilitati da un Presidente del Consiglio che sembra un dee-jay e una trottola, ma non si ferma mai a un tavolo a scrivere una legge che sia una, tra annunci, retromarce e nuovi rilanci. Cavalcano il benaltrismo che è l’unico elemento che li possa aiutare a conservare fino alla fine il Titanic che hanno depredato, certi che le scialuppe di salvataggio le hanno sotto controllo loro.

Chi affoga sono i giovani che non trovano e troveranno sempre meno lavoro e i non garantiti che pagano sulla loro pelle i privilegi dei garantiti. Perché di privilegi si tratta e per pochi, come l’articolo 18 e lo stuolo di magistrati del lavoro iper-garantisti che non capiscono assolutamente nulla di organizzazione ed economia (e temo poco di norme, visto che tendono a darne interpretazioni auto-centrate). Privilegi figli di quella aberrazione che è una Costituzione che fonda sul lavoro una comunità, invece che fondarla sulla libertà individuale…


COMMENTI
12/10/2014 - la trojka??come in grecia? (marco falini)

Egr. Ing. Solari, si legga goofynomics, icebergfinanza, orizzonte 48, voci dall'estero, Nino Galloni. Il problema e' l'euro, il cambio fisso, la stampante in mano a privati anziche' lo (gli) stati, il fondo salvabanche(degli altri)...tutta roba che noi allegramente paghiamo(regalando ben piu' che 100 miliardi l'anno).....altro che proporre soluzioni al ribasso....piu' abbassi gli stipendi piu' la crisi aumenta...e' una crisi da domanda, dovuta ai soldi che hanno tolto al ceto medio per darli alle multinazionali (400 miliardi di elusione fiscale all'anno in europa). E' in atto una restaurazione feudale, stanno eliminando la storia degli ultimi 200 anni...e lei, mi permetta, non lo ha affatto capito...

RISPOSTA:

La ringrazio per il titolo di ingegnere, del tutto non meritato, visto che sono laureato in economia aziendale, ma la confusione mi sembra regni un po' nella sua risposta. La "letteratura" (in realtà insieme di siti senza alcuna granfia di validità) a cui fa riferimento è un guazzabuglio di cose parzialmente serie, semi-serie e ridicole alla rinfusa che sono state ampiamente confutate da chi di economia si occupa (e comprensibili anche da chi almeno ha studiato le possibili alternative di interpretazione). A questo punto mi chiedo perché non suggerire di leggere anche il Corriere dei Ragazzi e Dylan Dog e cercare la risposta nell'Area 51 che sono almeno altrettanto rigorosi. Lei ha tutto il diritto di non condividere la mia analisi e confutarla, ma non sparando una sequenza di affermazioni alla rinfusa (che è una perifrasi di quello che penso siano). Poiché il mio obiettivo non è di convertire o di creare folle osannanti come alcuni dei personaggi che cita, le dico che per me sono idiozie e rimaniamo tutti e due del nostro avviso. Io al bar non scendo. Sostenere poi che sia una crisi da domanda è ridicolo, visto che è evidente che si tratta di una crisi d'offerta, che colpisce non a caso soprattutto chi ha un mix inefficiente di fattori produttivi. (Luca Solari)