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Lavoro

SPILLO/ "L'ente inutile" da riformare nel Jobs Act

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Nella prima fase saranno valutate le esperienze lavorative fatte, ci saranno servizi di presa in carico, orientamento, valutazione dell’Aspi spettante, predisposizione di un piano personalizzato finalizzato a realizzare un percorso di reinserimento lavorativo. La seconda fase è caratterizzata dalla realizzazione del programma personalizzato predisposto. Nessuno potrà stare fermo, è richiesta una partecipazione proattiva delle persone e degli operatori per creare le condizioni che portino a una nuova opportunità lavorativa. Il percorso si conclude con l’avvio a un nuovo lavoro con contratto definito e una durata minima da stabilirsi.

In questo quadro l’Agenzia nazionale ha un compito fondamentale nel definire le regole di funzionamento e assicurare i sistemi informativi che possono permettere alle persone e agli operatori di svolgere al meglio il proprio compito, raccogliendo i dati relativi a ogni passaggio di attuazione dei percorsi relativi a tutti i soggetti coinvolti. Parlo di reti al plurale perché una sarà destinata a gestire l’Aspi (valutazione ed erogazione) ed è riconducibile a quanto oggi è gestito da Inps per gli ammortizzatori sociali. La seconda rete sarà invece gestionale: registrerà dalla presa in carico della persona tutti i passaggi fino al reinserimento lavorativo. Si aggancia in questo compito più con la rete delle comunicazioni obbligatorie, raccontando i percorsi lavorativi o di ricollocazione degli individui.

Oltre a ciò l’Agenzia dovrà prevedere una base di costi standard con cui poter riconoscere agli operatori pubblici e privati il costo dei servizi prestati, suddividendo fra quelli operativi per servizi obbligatori e quelli riconosciuti a risultato, ossia a conclusione del percorso di reinserimento lavorativo. Costi standard e regole di accreditamento per gli operatori saranno solo indicativi qualora le Regioni avessero provveduto a deliberare i propri con provvedimenti locali. Sulla base dei dati raccolti dall’operare gestionalmente sarà compito dell’Agenzia sviluppare report che indichino analisi statistiche sui diversi segmenti delle forze lavoro e la presenza di aree particolari di svantaggio, dare strumenti ai decisori politici per orientare le risorse e le scelte di politiche attive rivolte a segmenti particolari.

Dovrebbe invece istituire un vero e proprio valutatore indipendente per verificare efficienza ed efficacia dei singoli operatori anche al fine di selezionare best practices ed eventuali premialità o penalità per chi supera o non raggiunge standard operativi prefissati. Come per molte nuove iniziative appare di una semplicità che è difficile a farsi. Vedo, anche alla luce di alcuni recenti fallimenti in politiche occupazionali tentate recentemente, due questioni che richiedono un grande cambiamento di mentalità. Mi riferisco alla sfida che la partecipazione alla governance pone a Regioni e rappresentanze sociali coinvolte nella realizzazione di questa nuova agenzia.