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SPILLO/ "L'ente inutile" da riformare nel Jobs Act

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Le Regioni avranno un ruolo già nella costituzione dell’Agenzia. Se parteciperanno - come si è visto per Garanzia giovani - tese a indebolire il progetto pur di difendere le proprie prerogative in nome di una sussidiarietà che non tiene conto dei cittadini e dei loro diritti, si troveranno un’Agenzia che sarà ostacolo invece che strumento utile a sostenere le loro scelte di programmazione territoriale. In questo senso, la Lombardia, unica regione ad aver già creato un sistema analogo a quello previsto dal Jobs act, dovrà abbandonare posizioni di isolamento e giocare un ruolo finalmente nazionale, fatto di proposte già sperimentate e capace di influire in senso liberale solidaristico al disegno nazionale.

Ancora più pesante sarà la sfida per le rappresentanze sociali. Verso il Jobs act l’atteggiamento è stato tutto teso (al di là di opposizioni totali o parziali) a cercare di affermare il proprio potere di veto per tornare a metodi concertativi ormai superati. Nessuno si è assunto la responsabilità di abbandonare posizioni corporative e indicare cosa ciascuno era disposto a fare per affrontare la sfida occupazionale.

La governance dell’Agenzia non potrà non vedere coinvolte le forze sociali. Ma sarà la prima vera sfida di una partecipazione competitiva: non di contrapposizione, ma dove ognuno porta la propria capacità di collaborare con gli altri soggetti. Solo così anche la bilateralità vivrà una nuova stagione e dimostrerà che ci sono molte possibilità di rimettere in moto i corpi sociali senza cadere in egoismi corporativi.

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