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SPILLO/ "L'ente inutile" da riformare nel Jobs Act

Nel testo del Jobs Act approvato dal Senato si parla della costituzione di un’Agenzia nazionale per l’occupazione. MASSIMO FERLINI ci spiega come evitare che diventi un ente inutile

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Il testo della delega, correntemente denominata Jobs act, con il voto di fiducia del Senato ha preso finalmente la via dell’approvazione definitiva. Ha solo preso il via, ma ha chiarito i rapporti nel Pd fra chi si propone di innovare la sinistra per renderla stabilmente forza di governo e chi invece pensa a una sinistra di opposizione. Il tema lavoro ha fatto emergere tutte le differenze che in questi anni erano state accantonate con la scusante che vi era un problema prioritario da affrontare: costruire e cementare il fronte antiberlusconiano. È per questo che appaiono come nuove le proposte blairiane di Renzi, idee che laburisti e socialdemocratici tedeschi hanno sviluppato e applicato da fine anni 90.

La delega, come noto, pone il tema di una forte semplificazione legislativa e indica in una semplificazione contrattuale i cardini per tornare ad avere, se vi sarà ripresa economica, un mercato del lavoro funzionante e senza quell’odioso dualismo fra tutelati e non. A sostegno di un mercato “normale” la delega indica anche la necessità di dare vita a un sistema di servizi al lavoro che siano capaci di farsi carico di chi cerca occupazione per la prima volta o perché l’ha persa. Servizi che assicurino sia un sostegno al reddito (con la revisione degli strumenti di politiche passive, Cig, ecc.), sia la capacità di realizzare percorsi di orientamento e formazione che si concludano con un reinserimento lavorativo.

Ad assicurare servizi efficaci potranno concorrere sia la rete dei Centri per l’impiego pubblici che agenzie private accreditate. Al punto c) del comma 4 della delega si propone la costituzione di una Agenzia nazionale per l’occupazione che veda il coinvolgimento, oltre che dello Stato, anche delle Regioni e delle province autonome. Il testo appare dal punto di vista propositivo abbastanza avaro di indicazioni operative, mentre si dilunga sui vincoli per il personale e affinché non vi siano ulteriori oneri per lo Stato.

Indica però per sommi capi che l’Agenzia avrà competenze gestionali in materia di servizi per l’impiego, politiche attive e Aspi (sostegno al reddito). Sarà quindi suo compito disegnare e ingegnerizzare il nuovo sistema di servizi al lavoro per il Paese. Sulla base delle esperienze positive avviate, in modo particolare in Lombardia ormai da qualche anno, si può tentare di andare oltre il testo della delega e cercare di valutare cosa servirebbe fare.

Andrebbe in primo luogo fissata la libertà di scelta delle persone per potersi rivolgere all’operatore che ritengono più efficace, ed è quindi da prevedere che i centri per l’occupazione, pubblici e privati accreditati, possano svolgere tutti i servizi essenziali, dalla presa in carico alla ricollocazione lavorativa. I servizi essenziali che devono essere forniti sono: presa in carico, proposte formative e inserimenti lavorativi/formativi, reinserimento lavorativo.