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RIFORMA PENSIONI/ Flessibilità, bonus, sanità: le beffe della manovra

Il ministro del Welfare, Giuliano Poletti Il ministro del Welfare, Giuliano Poletti

Sì, in quanto permetterebbe di stabilire un maggiore collegamento con il mercato del lavoro e di ridurre la disoccupazione. Il fatto di avere elevato in modo così rilevante l’età di accesso alla pensione ha bloccato il turn-over all’interno delle aziende. Ciò è avvenuto a discapito dei giovani, che a parole il governo vuole salvaguardare e tutelare, anche se in questo caso con il suo comportamento concreto ha fatto esattamente l’azione opposta.

 

Ma una nuova riforma delle pensioni nell’arco di tre anni non avrebbe creato solo maggiore confusione?

In questo caso no. È vero che il sistema previdenziale per poter funzionare ha bisogno di stabilità e certezza normativa. I provvedimenti della Fornero sono stati però un vulnus troppo profondo nel sistema previdenziale che ha creato un grande squilibrio. Reintrodurre un principio di flessibilità non andrebbe a indebolire la credibilità dell’intero sistema previdenziale: sarebbe esattamente il contrario. La forbice che noi proponiamo, tra i 62 e i 70 anni, va esattamente nella direzione di dare credibilità e funzionalità al sistema e legarlo al funzionamento del mercato del lavoro.

 

I tagli alla sanità delle Regioni in finanziaria penalizzano a loro volta gli anziani?

Sì, e anche questo fatto è profondamente sbagliato. Renzi aveva ripetutamente sottolineato che occorreva fare dei tagli selettivi. Ora invece si ritorna ai tagli lineari, che vanno a colpire la qualità delle prestazioni, soprattutto per le persone anziane e malate. Questo è profondamente sbagliato, e noi ci batteremo affinché nelle prossime settimane durante l’iter parlamentare ci possa essere una correzione che vada nella direzione dell’equità e di una maggiore efficacia dei provvedimenti.

 

A che punto siamo per quanto riguarda gli esodati?

Con gli esodati siamo a due terzi dell’opera. Grazie all’impegno del sindacato e all’attenzione del Parlamento, certamente maggiore di quella dimostrata dai vari governi, siamo riusciti a salvaguardare circa il 65% delle persone coinvolte. Rimane ancora da fare un tratto di strada, e noi pensiamo che uno dei modi per dare risposte agli esodati sia quello di reintrodurre il principio di flessibilità tra i 62 e i 70 anni.

 

(Pietro Vernizzi)

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