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SPILLO/ Così Landini e Renzi "rottamano" la Camusso

Sabato a Roma la piazza era piena, soprattutto di lavoratori di media età. Ma la manifestazione della Cgil, spiega GERARDO LARGHI, si è rivelata in realtà un autogol per Susanna Camusso

Susanna Camusso (Infophoto) Susanna Camusso (Infophoto)

Sabato a Roma la piazza era piena, soprattutto di lavoratori di media età. Hanno sfilato per ore, secondo consuetudine e metodico sistema. Eppure quella piazza, senza volerla neppure affiancare alla nevrotica tre giorni della Leopolda, ha lasciato in tutti noi, sindacalisti e osservatori, un fondo di amarezza in bocca. Perché l’impressione che ci ha dato è di essere arrivata troppo tardi per le richieste che essa ha espresso e troppo presto per quel che essa voleva davvero essere.

La manifestazione della Cgil, infatti, si poneva molti obiettivi, in parte condivisibili ma in grandissima maggioranza frutto di un’analisi della realtà che appare ancorata a vecchi schemi, letture non démodées (essere fuori moda può anche essere un vantaggio oltre che non per forza vuol dire aver sbagliato analisi) ma proprio disancorate da quella realtà concreta che pure tutti i sindacalisti della Cgil conoscono.

Tale dicotomia non è frutto di una dissociazione politica, quanto di un problema di fondo, genetico: chiedendo la conservazione di quel che essa chiama diritti, la piazza in realtà ha chiesto solo un nuovo Governo, un diverso Premier o una diversa linea politica. Troppo tardi per i contenuti dunque, il mondo ormai va da un’altra parte, troppo presto invece sulla prossima campagna elettorale. Colpisce, infatti, questa sorta di doppio binario che ormai il sindacato di Di Vittorio e Lama ha imboccato da quando, quasi vent’anni fa, Sergio Cofferati lo spinse, per ragioni personalissime, a sinistra.

Trattativista a oltranza (spesso pure troppo) nelle aziende dove ha la maggioranza dei consensi, ma durissimo laddove al tavolo siedono anche altri soggetti. Si mostra indisponibile rispetto a questo (come ai precedenti) Governo, ma sa benissimo che ciò che serve alle aziende, dove pure esso è presente, non è quel che ha chiesto attraverso gli slogan urlati sabato. È ben cosciente, cioè, che la soluzione dei problemi che i suoi funzionari affrontano ogni giorno non si nasconde nelle pieghe di un passato glorioso fin che si vuole ma pur sempre passato. Invece però di prendere atto di questa realtà, conosciuta e in larga parte condivisa dal suo gruppo dirigente, e di desumerne con lucida coscienza una linea politica nuova e più produttiva, come preda di un riflesso condizionato, la Cgil si rinchiude su se stessa e si rifugia in scelte che, pur rispettabili e lecite che siano, non risultano però meno illogiche e improduttive.


COMMENTI
27/10/2014 - commento (francesco taddei)

l'italia del cambiamento di renzi e Berlusconi ha rinnovato fino al 2040 la concessione delle autostrade senza gara. questo è il nuovo?