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Lavoro

Il sistema deve reggersi senza intervento pubblico

Come si può creare un sistema efficace (ed efficiente) di supporto alla ricollocazione professionale per chi viene licenziato senza oneri per lo Stato? Risponde ANTONIO BONARDO

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Ora che il Pd ha fatto la netta scelta di campo in tema di protezione dei lavoratori nel mercato del lavoro, passando dal bolso regime novecentesco della job property a quello europeo moderno della flexsecurity, si pone il problema di come realizzarlo in concreto.

Perciò dobbiamo aver ben chiaro l’obiettivo: creare un sistema efficace (ed efficiente) di supporto alla ricollocazione professionale per chi viene licenziato. A nostro avviso in Italia abbiamo una sola strada percorribile: occorre poggiarsi interamente sul sistema privato, progettandolo in modo che stia in piedi senza intervento operativo né sostegno economico pubblico. Proviamo a elencarne gli ingredienti principali.

A) Si rafforzi l’albo nazionale delle società autorizzate al servizio di ricollocazione, introducendo criteri di accesso consistenti, riferendosi a quanto fece l’allora Ministro Tiziano Treu quando aprì il mercato italiano alle agenzie di lavoro interinale;

B) Il servizio di ricollocazione della persona licenziata sia pagato dall’impresa che licenzia, facendolo rientrare nel severance cost che l’impresa deve sostenere in caso di interruzione del rapporto di lavoro con il dipendente. Questo insieme all’indennità di licenziamento da corrispondere al lavoratore (che in Spagna è stato fissato in una mensilità lorda di stipendio per ogni anno di anzianità aziendale);

C) Con la fine del regime della mobilità (e delle varie casse integrazioni prolungate nel tempo) e il passaggio definitivo al sistema dell’Aspi, il sussidio universale, viene meno il problema della “condizionalità”, ossia la revoca dell’ammortizzatore in caso di rifiuto dell’offerta congrua: l’ammortizzatore passivo dura poco tempo ed è economicamente contenuto, rendendo i comportamenti opportunistici poco convenienti;

D) L’eventuale Aspi residua non corrisposta al lavoratore che si ricolloca anzitempo venga suddivisa al 50% tra il lavoratore stesso e l’azienda che lo ha licenziato. In tal modo il lavoratore ha tutto l’interesse a ritrovare un nuovo lavoro (subordinato o autonomo) il prima possibile. E l’azienda sarà motivata a scegliere sul mercato le società di ricollocazione più performanti, in grado di aiutare le persone a ricollocarsi più rapidamente, potendosi finanziare il costo del servizio di ricollocazione con questo bonus.

Sarà importante che anche i fondi di formazione interprofessionali supportino la creazione di questo sistema di politiche attive, finanziando una quota parte del costo sostenuto dalle aziende per i servizi di outplacement, oltre a percorsi formativi di riqualificazione non solo per i dipendenti che stanno lavorando, ma anche per persone espulse dal mercato del lavoro (purché legati a percorsi reali di reinserimento lavorativo, sotto l’egida della società di ricollocazione).


COMMENTI
16/03/2017 - panzane (Michele Ballarini)

In Italia abbiamo il maggior numero di evasori fiscali del mondo occidentale e le cosche criminali tra le più potenti al mondo; corruzione e burocrazia ineliminabili; e parliamo di flexicuri...che cazzo? I giovani sono disoccupati o non guadagnano abbastanza; se tra i giovani occupati contiamo anche gli stagisti a 400 / 500 euro al mese, la disoccupazione sale. E sale la precarietà. Volete dare lavoro ai giovani? Abbassate l'età pensionabile. Poi, una considerazione. Un certo duo Monti e Fornero ha accorpato l'INPDAP nell'INPS, spostando un debito diretto dello Stato di circa 80 miliardi di euro nelle casse previdenziali del settore privato. Come se io facessi pagare il mio mutuo ad un altro, forzatamente. E' un furto, comunque lo si voglia chiamare! E sento affermare che il sistema deve reggersi senza intervento pubblico? Ma allora anche senza il mio, vista le decine di migliaia di euro che in quasi 36 anni di lavoro continuativo ho versato nelle casse dell'INPS, a beneficio della collettività e anche di chi non versa contributi e tasse, e spessissimo ha un reddito molto superiore al mio, e delle politiche assistenziali di Governi di merda. I soldi si recuperino dai signori evasori; si modifichi il sistema dell'imposizione fiscale abolendo la ritenuta alla fonte da parte del datore di lavoro; si abbassi l'età pensionabile, altro che invecchiamento attivo. Questo lo dice uno come Poletti, che non ha mai lavorato, come molti altri politici, del resto.