BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Lavoro

SPILLO/ Il "binario" che porta il sindacato alla rottamazione

InfophotoInfophoto

Che idea del lavoro esce da tutto ciò? Dire che è il concetto di lavoro caratteristico del XX secolo e non di quello attuale è un modo gentile per indicare che si sta cercando di riesumare un mondo che non c’è più. Inoltre, difendere le regole che erano alla base di rapporti di lavoro ormai minoritari nella realtà porta a essere difensori delle proprie catene e non propone regole che possano affermare la libertà del lavoro così come si presenta oggi.

L’affermazione della forza ideale del movimento sindacale europeo nel corso della sua storia è dovuta alla capacità, superata la fase di affermazione dei diritti umani di base (orari minimi, età lavorativa, diritti sindacali, ecc.), di proporre un sistema di tutele economiche e di servizi al lavoro che servissero a tutelare i lavoratori in periodi di difficoltà. Il sistema di welfare europeo deve molto a questa capacità delle organizzazioni sindacali di saper coniugare tutele e diritti sul lavoro con tutele e diritti per i periodi di non lavoro (salute, anzianità, disoccupazione).

La crisi di questo modello oggi è nella realtà. Da un lato, le risorse pubbliche vanno ottimizzate, spostate cioè da servizi ormai superati a nuovi servizi utili per rispondere a nuovi bisogni. La crisi fiscale degli stati sta a indicare che si è raggiunto il limite di quanto è pagabile con le risorse raccolte della tassazione e che bisogna scegliere dove e come intervenire. Il secondo cambiamento è dovuto a una flessibilità dei sistemi produttivi che ha reso superato il modello del posto di lavoro fisso. La durata media delle imprese iscritte alla Camera di Commercio di Milano è di poco più di 10 anni. Ciò significa che non vi è più un lavoro a vita, ma una vita di lavori. Pensare ancora al sistema di tutele di chi rimaneva legato a un luogo di lavoro e a una professione per tutta la vita è sostituire l’ideologia del posto di lavoro alla realtà del lavoro di oggi.

È per affrontare questi cambiamenti strutturali che servono riforme. Riforme nelle tutele sul lavoro e delle tutele per chi ha difficoltà nel lavoro. Tutele economiche e servizi al lavoro che sostengono una flessibilità che altrimenti diventa una nuova forma di ingiustizia. Ma che non si sconfigge negandola o immaginando un ritorno al passato. Lo splendido isolamento della moltitudine di Roma viene dall’incapacità di proporre iniziative capaci di misurarsi con le nuove realtà. In questo la Cgil è in buona compagnia. Quasi tutte le rappresentanze sociali soffrono di questa difficoltà e appaiono obsolete, piegate più alla difesa di propri interessi corporativi che attive nel partecipare responsabilmente a un nuovo progetto di sviluppo del Paese.

Ma un’associazione che rinuncia ad avere una proposta valida per tutti, una proposta in grado di rispondere agli interessi del Paese, oltre a quello dei propri associati, sta di fatto mettendosi su un binario morto. C’è bisogno invece dello sforzo e del contributo di tutti se vogliamo superare questa fase di crisi con una nuova stagione di riforme e innovazione sociale.

© Riproduzione Riservata.