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Lavoro

ARTICOLO 18/ Cosa cambia davvero con la riforma di Renzi?

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Esaminata la situazione attuale, veniamo al dibattito in corso. Per il Premier Renzi, l’articolo 18 rappresenta “una mancanza di libertà per gli imprenditori”; quindi propone: abolizione dell’articolo 18 e via libera all’indennizzo esteso a tutti; ciò, sempre secondo il Premier, è necessario per contrastare il drastico fenomeno della disoccupazione. Ci si chiede: cura meravigliosa o ennesimo flop?

Il diritto al reintegro nel posto di lavoro (la tutela reale), nella proposta di riforma, sarebbe prevista soltanto in caso di licenziamento dovuto a motivi discriminatori o disciplinari, mentre non sarebbe più possibile in tutti gli altri casi (in particolar modo per i licenziamenti causati da motivazione economica, come ad esempio può essere una riorganizzazione aziendale).

L’abolizione dell’articolo 18 potrebbe configurarsi come illegittimità costituzionale? Renzi, a tale domanda, risponde così: “Il rispetto del diritto costituzionale non è nell’avere o no l’articolo 18, ma nell’avere lavoro. Se fosse l’articolo 18 il riferimento costituzionale allora perché per 44 anni c’è stata differenza tra aziende con 15 dipendenti o di più?”.

Allora: l’abolizione dell’articolo 18 porterà lavoro in Italia? Oggi il tema è la crisi e le imprese che non assumono. L’articolo 18 non serve a creare occupazione. In un Paese in stato di recessione economica come il nostro, questa proposta di riforma non è di certo la cura meravigliosa per guarire i mali, né tantomeno per incrementare il lavoro.

La Riforma Renzi si concentra solo sul lavoro dipendente ma non si preoccupa di quello che è il vero tema attuale: quale sarà il lavoro del futuro? L’Italia è cambiata e il lavoro del futuro dovrà tener conto delle nuove tecnologie, dei cambiamenti demografici e del fatto che sempre di più il lavoro sarà autonomo.

Ancora una volta: il risultato della riforma del lavoro è un “flop”!

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