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TFR IN BUSTA PAGA/ I fondi che "spiegano" il no di sindacati e imprese

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Il Tfr, infatti, da tempo viene accantonato, e questo Renzi dovrebbe (!) saperlo, in Fondi pensionistici, gestiti sia da soggetti privati, sia dagli stessi datori di lavoro insieme ai sindacati. Questi fondi, in settori come quello metalmeccanico, chimico, tessile, già assorbono buona parte del Tfr, e quel che resta è poca cosa. Ma quanto rendono questi Fondi pensionistici, pensati anni or sono e destinati alla previdenza integrativa? Normalmente un po’ di più della media di prodotti consimili presenti sul mercato finanziario, e quindi è vero che grazie a essi molti lavoratori quando andranno in pensione avranno una rendita un po’ meno da fame.

Sorge solo da qui la netta contrarietà dei sindacati (e delle imprese) all’ennesimo annuncio renziano? No, giacché è più che probabile che essa si spieghi proprio con la presenza delle associazioni di categoria e dei sindacati nei board di questi Fondi. Non si tratta tanto di questioni economiche, di gettoni di presenza o di chissà che altro, ma proprio della presenza in organismi che vigilano sulla gestione, affidata a società finanziarie terze, dei soldi dei lavoratori.

In altri termini la questione, al netto di porcherie sempre possibili, è più politica e di rappresentanza che legata al denaro. Insomma, anche stavolta più che davanti a una proposta concreta, sembra si sia di fronte a un capitolo della grande guerra renziana contro tutto quello che puzza di società, sussidiarietà e associazionismo!

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