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SPILLO/ Lavoratori e imprese: a chi conviene far approvare il Jobs Act?

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Un’Agenzia nazionale per il lavoro che fissi le procedure cui dovranno attenersi reti di sportelli lavoro pubblici e privati che assicurino percorsi di ricollocazione è indispensabile. Servirebbe anche per applicare realmente la “Garanzia giovani”, che così come usata oggi non riesce a rispondere alla pure generosa adesione che molti giovani hanno dato.

Il Jobs act indica poi nel contratto a tempo indeterminato con tutele crescenti il perno per facilitare le assunzioni ed estendere a tutti le tutele essenziali. Ciò per correggere un dualismo che vede oggi alcuni lavoratori con piene tutele e altri, con forme contrattuali diverse, averne di minime o nulle. Se la traduzione di questa indicazione generale vorrà misurarsi con le forme che hanno i contratti di lavoro nella realtà e non tornare all’ideologia del contratto per il posto fisso dovranno essere estese le tutele a tutti i rapporti di lavoro, fotografando tutte le realtà possibili. Un modello contrattuale, ma con la possibilità di adattarla alle tante forme che il lavoro ha; contratti di lavoro a termine, contratti part-time verticali od orizzontali, disponibilità al lavoro in sostituzione, lavoro a chiamata, sono tante declinazioni che spesso rispondono a necessità di flessibilità sia della domanda di lavoro per esigenze della produzione, ma anche a esigenze dell’offerta per esigenze personali o famigliari.

Che tutte queste forme di lavoro, sia presso grandi imprese che nelle micro e piccole imprese che caratterizzano il nostro tessuto economico, godano delle stesse tutele è interesse di migliaia di lavoratori oggi inquadrati con sistemi al limite della legalità o spesso fuori da essa. Le forme spurie di cooperative, che in settori pure avanzati come la logistica o i servizi informativi, assicurano migliaia di posti di lavoro con trattamenti simili al vecchio caporalato schiavistico, troverebbero nel nuovo contratto un limite fermo, e in nuovi servizi ispettivi dotati di nuovi poteri un limite. Si potrebbe così disboscare un settore di sfruttamento del lavoro che oggi sfugge a ogni tutela.

È certamente un breve e parziale elenco di chi dovrebbe essere interessato a far sì che il Jobs act sia velocemente approvato e si possa riformare il mercato del lavoro. Non contro i lavoratori, né contro le loro rappresentanze, se queste sono interessate a favorire una migliore mobilità, una flessibilità tutelata e nuovi servizi al lavoro.

Anche in termini numerici, chi ha interessi in gioco che saranno favoriti dalla riforma è certamente più numeroso rispetto a chi si oppone. L’ideologia del posto fisso non tutela le capacità, né le professionalità di molti lavoratori e ingessa il mercato bloccandone le potenzialità. Anche i sindacati guadagnerebbero più adesioni se da frenatori diventassero protagonisti di una nuova fase di partecipazione e responsabilità, per aprire una stagione di cambiamento superando la fase del no e avanzando nuove idee per un lavoro più mobile ma più tutelato.

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