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SPILLO/ Lavoratori e imprese: a chi conviene far approvare il Jobs Act?

MASSIMO FERLINI ci aiuta a capire chi dovrebbe essere interessato, al di fuori del mondo politico, a far sì che il Jobs act proceda in tempi rapidi il suo iter parlamentare

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L’accumulo di provvedimenti urgenti rischia di ingolfare l’attività parlamentare con la possibilità concreta di perdere di vista le priorità necessarie per sostenere lo sviluppo. Ritardi nelle scelte di fondo della economia rischiano di aggrovigliare la situazione con un prevalere dei gufi che porterebbero ad accelerare la deriva elettorale invece di favorire gli interessi del Paese. Il Jobs act rischia così di procedere con tempi più lunghi del previsto e ciò darebbe un segnale negativo sia ai tavoli europei, sia alla spinta per un mercato del lavoro più efficiente, essenziale per una ripresa della domanda interna.

Assistiamo così a un quotidiano attacco ai contenuti della riforma del lavoro con continue convocazioni di scioperi e si disperdono le voci che dovrebbero sostenere questa riforma. Cerchiamo allora di capire chi dovrebbe essere interessato a far sì che il Jobs act proceda in tempi rapidi. Chi ha interessi concreti affinché quanto previsto dalla riforma entri in vigore in fretta perché migliorerebbe la sua condizione materiale.

Con un linguaggio classista che non si sentiva da tempo, molti sindacalisti dicono che è un favore per i padroni. Certo, se ci fermiamo alla visione ideologica dell’articolo 18 si potrebbe ritenere questa una affermazione vera. Ma in questa crisi economica che vede sempre più necessaria una collaborazione fra lavoratori e imprenditori per rilanciare la produttività, gli interessati sono tutti quei settori economici che hanno nel blocco della contrattazione aziendale e territoriale un freno a sviluppare partecipazione, orari e salari che premino la crescita produttiva. Sono sia le imprese di settori legati alla domanda estera, sia quelle che possono rilanciare l’offerta interna sulla base di un calo dei prezzi al consumo. Ma lo sono anche quei territori che vogliono essere più attrattivi per investimenti in settori innovativi. Sono coinvolti quindi anche tutti quegli amministratori che memori della lezione tratta dal libro “La nuova geografia del lavoro” del prof. Moretti sanno che un mercato del lavoro efficiente e mobile è fondamentale per attrarre investimenti.

Interessati a nuovi servizi per il lavoro sono poi tutti coloro che hanno perso il posto o non sono pienamente garantiti dagli ammortizzatori sociali esistenti o non si rassegnano a sopravvivere con la cassa integrazione. Non tutti i lavoratori in Cig o mobilità pensano che il futuro sarà il ritorno al lavoro precedente. Molti sono convinti che la mobilità verso nuova occupazione sia meglio. Ma per questo servono servizi al lavoro diversi da quelli oggi disponibili. Servono accordi per la ricollocazione che vengano avviati assieme alle misure di sostegno al reddito fin dall’apertura di una crisi aziendale, per permettere subito percorsi di formazione e reinserimento lavorativo.