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Lavoro

SPILLO/ Le domande che mettono "in crisi" sindacati e Governo

Il Governo sfida le rappresentanze dei lavori. Alcuni sindacati scioperano e scendono in piazza, altri no. FIORENZO COLOMBO ci aiuta ad analizzare questa situazione particolare

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Dove vanno i sindacati nel nostro Paese? Di fronte a questa domanda risulta difficile formulare una risposta univoca, in poche righe e con qualche affermazione comprensibile, oltre che sostenuta da argomentazioni riscontrabili nella realtà. Infatti, quando parliamo di “sindacati” ci riferiamo non solo a un sistema in cui convivono diverse organizzazioni, ma anche di tanti mondi professionali e merceologici, di aree di rappresentanza in territori e settori estremamente diversificati: per comprenderlo basta mettere a confronto i diversi mondi del lavoro che caratterizzano il Paese e ciò sarebbe sufficiente per fermarsi ai punti interrogativi.

Cosa hanno in comune gli insegnanti con gli addetti all’edilizia? Il lavoro pubblico (sanità, enti locali, statali, ecc.) con i settori ad alta innovazione (la farmaceutica, le comunicazioni, i media, ecc.)? I variegati mondi dei metalmeccanici (informatica, siderurgia, automotive, impiantistica, ecc.) con i lavoratori somministrati, del commercio, del turismo, i bancari, ecc.?

Se al Cnel sono registrati oltre 400 contratti di lavoro una ragione ci sarà e non è un caso che se ci sono numeri di queste dimensioni significa che oltre alle tante (troppe?) organizzazioni sindacali si sommano altrettante organizzazioni dei datori di lavoro. Infatti, le aree di “nervosismo” che si percepiscono in Confindustria circa possibili uscite dal sistema delle imprese ex pubbliche (Finmeccanica, Enel, Ferrovie dello Stato, ecc.) sono determinate da un’insoddisfazione sulla qualità dei servizi di assistenza e rappresentanza erogati, non ultimi i costi di affiliazione dovuti ai grandi numeri degli occupati e dai numerosi siti territoriali dislocati sulla penisola e in capo ai grandi trust delle ex partecipazioni statali.

Mondi del lavoro e rappresentanze da essi espressi sono figli di storie pluriennali, che hanno caratterizzato l’evoluzione sociale ed economica del nostro Paese e che hanno influenzato le alterne vicende del Pil e della distribuzione della ricchezza, accanto agli innegabili fattori collegati ai gradi di crescente internazionalizzazione e globalizzazione della nostra economia, oltre che a quelli storici che ci hanno costretto a una stretta dipendenza nello sviluppo (per esempio, le materie prime, in primis l’energia).

In questo senso si avverte una crescente difficoltà da parte dei sistemi “confederali” a tenere insieme le diverse particolarità, anche per ragioni collegate alle dinamiche di mercato (chi è soggetto alla concorrenza rispetto a chi vive in regimi di semi protezione); inoltre, in questa situazione di perdurante recessione l’azione sindacale si indebolisce, rischia di ruotare su se stessa e di perdere i connotati di costruzione del bene comune, con tratti di corporativismo da una parte e rigurgiti di antagonismo dall’altra.