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RIFORMA PENSIONI 2014/ Le misure per dire addio ai privilegi (e dare giustizia ai giovani)

Luigi Angeletti Luigi Angeletti

La soluzione andrebbe studiata: meglio un contributo di solidarietà (perché rimane nel circuito previdenziale), piuttosto che una maggiore tassazione (che rientra nella fiscalità generale). Quel che è certo è la necessità di un intervento “riparatore” dello squilibrio tra le generazioni. Faccio un esempio sull’assurdità del contributo sulle pensioni d’oro, censurato dalla Corte costituzionale nel 2011 e reintrodotto quest’anno dalla Legge di stabilità. Se la Corte costituzionale stavolta dirà di sì, andrà versato dal 1° gennaio 2014 al 31 dicembre 2016 in misura: del 6% sulla parte di pensione superiore a 91.250 euro e fino a 130.358 euro; del 12% sulla parte di pensione oltre i 130.358 e fino a 195.536 euro; del 18% sulla parte di pensione oltre 195.536 euro. Le giovani generazioni possono solo sognarle quelle cifre di pensione: sono vietate dalla legge!

 

Cosa intende dire?

Il sistema contributivo, infatti, mette un limite all’importo massimo di pensione che si può ottenere (vale per chi ha cominciato a lavorare dal 1996). Ammettiamo, tuttavia, che sia possibile anche per le giovani generazioni (del sistema contributivo) maturare una pensione così alta. Sa i contributi che occorre versare in 35 anni per avere una pensione di 90mila euro?

 

No, dica lei.

Oltre 1.800.000 euro (3,5 miliardi di vecchie lire). E per maturare una pensione di 130mila euro? Circa 2.600.000 euro (5 miliardi di vecchie lire). E per una pensione di 195mila euro? Circa 3.900.000 euro (7,5 miliardi di vecchie lire). Ora di un sistema previdenziale “equo”, che cioè tratti allo stesso modo tutte le generazioni, vecchie e nuove, si dovrebbe poter affermare che tutti i pensionati, quelli di ieri come quelli di oggi, maturano la pensione con lo stesso sforzo contributivo. E qui sono io a fare una domanda: è verosimile che negli anni ‘70 ci fossero lavoratori con una retribuzione di 300 milioni di vecchie lire ovvero di 435 milioni di vecchie lire ovvero di 655 milioni di vecchie lire? No, è chiaro! E perciò neppure si può dire del nostro sistema previdenziale che sia equo tra le generazioni.

 

In caso di contributo di solidarietà, come andrebbero utilizzati i proventi? Per le pensioni minime? Per le tutele degli esodati?

Né per le pensioni minime e neppure per gli esodati. I proventi andrebbero utilizzati per riparare lo squilibrio tra le generazioni, cioè impiegati per favorire le pensioni dei lavoratori di oggi (e di domani).

 

Quale soluzione si potrebbe adottare senza incorrere in una nuova sentenza negativa della Consulta?