BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

RIFORMA PENSIONI 2014/ Le misure per dire addio ai privilegi (e dare giustizia ai giovani)

Luigi Angeletti Luigi Angeletti

Credo che sia buona la soluzione adottata dalla Legge di stabilità. Quella, cioè, di lasciare il contributo nel “sistema previdenza” e di non utilizzarlo come fosse una fonte aggiuntiva di tassazione, così come si fece per la prima versione del 2011. Senza dimenticare che l’Italia ha la caratteristica di avere un primato nella giurisprudenza creativa…. Quindi, c’è da attendersi di tutto.

 

Le pensioni retributive sono il motivo per cui il sistema previdenziale in Italia costa di più che altrove?

I fattori sono tanti a cominciare dal “sistema retribuito” male applicato fino ai problemi di falso assistenzialismo (penso a tanti malati veri ai quali manca spesso il necessario e ai finti invalidi che campano sulle spalle dei lavoratori). Il problema è un altro: la centralità e il ruolo dello Stato e l’incapacità della politica di decidere per il vero bene comune. Il cancro è tutto qui: nella corruzione, non solo materiale quanto assunta a “ideologia”, che ormai regna dappertutto.

 

È giusto che le giovani generazioni paghino per dei privilegi che sono stati adottati quando la situazione economica era del tutto diversa da quella attuale?

Assolutamente no! E credo che se davvero fossimo vissuti in uno stato di diritto, questa disumana disuguaglianza sociale perpetrata a danno delle giovani generazioni non sarebbe mai esistita e nessuna Corte costituzionale avrebbe fatto obiezioni. Non è questione di “crisi” o di “situazioni economiche” favorevoli o non favorevoli: il problema è stato (e continua a essere, purtroppo) squisitamente politico. Perché è stata solo ed esclusivamente la politica, con una legge votata dal Parlamento, anni fa (anni ‘70-80) a “vincolare” le giovani generazioni a dover finanziare con i propri contributi (cioè con sudore della propria fronte) quei privilegi. Giovani generazioni alle quali non è stato mai chiesto se fossero d’accordo, semplicemente (astutamente?) perché ancora non “esistevano” quando quelle leggi venivano inventate e approvate. È come se io acquistassi oggi una villa in Costa Azzurra senza spendere nulla, sulla promessa che a pagare il conto ci penserà mio figlio non ancora nato. Inconcepibile!

 

Come va ridisegnato il sistema pensionistico perché sia più equo e sostenibile?

La soluzione, non mia, si chiama “principio di sussidiarietà”: lo Stato deve astenersi da quanto è raggiungibile dai singoli individui (persone). Che significa che alla pensione dovrebbero pensarci gli stessi lavoratori: con il 40% del loro costo salariale riuscirebbero a guadagnare molto di più di quanto garantisce oggi l’Inps (lo Stato). Per realizzare questa soluzione andrebbe distinto ciò che è pensione (previdenza da lavoro) dall’assistenza (prestazioni a indigenti, invalidi, ecc.). Alla pensione dovrebbero pensarci i singoli lavoratori, come detto; all’assistenza lo Stato. Mi rendo conto che è utopia: una soluzione troppo lontana dalla nostra cultura per cui il “pubblico è più bello”. E poi la nostra è una politica che non rischia, perché ama poco il servizio e troppo gestire il potere. Mi è capitato di parlarne con un ex ministro del Lavoro. La risposta è stata lapidaria: “Questo, io, non lo farò mai!”.

 

(Pietro Vernizzi)

© Riproduzione Riservata.