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JOBS ACT/ Dall'Olanda una "spinta" al lavoro (e a Renzi)

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Sembra, quindi, che il Governo abbia, con queste precisazioni, compiuto una scelta strategica ben precisa che passa, necessariamente, dal rafforzamento, anche dal punto politico, dell’Istituto guidato, come commissario pro-tempore, dal Prof. Tiziano Treu, e che guarda con molta attenzione al modello di welfare olandese basato appunto su sportelli e punti di riferimento unici, benché gli enti di riferimento siano differenti, per i lavoratori sia per l’attività di intermediazione di domanda e offerta di lavoro, sia per la richiesta di prestazioni sociali.

Un modello, quello di Amsterdam, che scommette, in maniera significativa, e potremmo dire in maniera sussidiaria, sul ruolo e le competenze dei servizi privati per l’impiego, in particolare in relazione alla funzione cosiddetta di reinserimento dei lavoratori beneficiari di prestazioni sociali, e dove al pubblico resta “solamente” la fondamentale funzione di vigilare e garantire la qualità dei servizi ed il rispetto degli standard da questo pre-definiti.

Probabilmente, quindi, dopo l’approvazione del Jobs Act, il nostro Paese avrà un’altra vera e propria rivoluzione importata dall’Olanda dopo quella storica del calcio totale e del “tridente” Gullit, Rijkaard, Van Basten.

 

In collaborazione con www.amicimarcobiagi.com 

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