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Lavoro

SPILLO/ La "morsa" che può cambiare i contratti di lavoro

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Rimangono da capire alcune questioni di fondo: come al solito in Italia, quando si è in procinto di un cambiamento importante, pare - mi si conceda questa metafora - che “l’usato” sia da buttare a favore del “nuovo” a ogni costo. Risulta difficile pensare che l’economia possa da domani prescindere dalla contrattazione collettiva nazionale e che tutte le aziende si mettano a contrattare aziendalmente e direttamente: il 98% del nostro tessuto produttivo è fatto di Pmi, ed è chiaro che il Ccnl a una grossa fetta di questo tessuto risolve molti problemi; consideriamo inoltre che solo il 30% circa delle imprese del sistema confindustriale (che corrisponde al 65% dell’occupazione) fa contrattazione aziendale e che, considerando anche le imprese del Commercio e dell’Artigianato, questo 30% è destinato a scendere.

Certamente la contrattazione di prossimità crescerà e, laddove legata alle variabili della produttività e della reddititvità, potrà registrare dei buoni risultati. Ma il sistema è pronto? Gli attori e coloro che domani si ritroveranno d’emblée a essere protagonisti della contrattazione sono pronti? Ecco perché “l’usato” non può essere rottamato.

 

In collaborazione con www.think-in.it

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