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Lavoro

RIFORMA PA/ I "privilegi" da cancellare per sbloccare l'Italia

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È quindi da rimettere in discussione a monte il processo procedurale e così si può ridisegnare la funzione stessa della Pa e di chi vi lavora. Trasparenza, digitalizzazione, semplificazione e riorganizzazione sono strumenti importanti, ma se supportano una decisione chiara che indichi la restituzione del potere ai cittadini che sono i veri padroni della Pa.

Perché le decisioni normative vengano attuate vi è bisogno certamente di una riorganizzazione dei livelli amministrativi e di unificare la presenza dello Stato in un unico sportello nelle sedi decentrate. Il coordinamento operativo fra Ministero, Regioni ed Enti locali è altrettanto determinante. Fondamentale diventa quindi la questione del personale e di come con la riorganizzazione si favorisce l’emergere di chi è in grado di affermare un nuovo rapporto con i cittadini nello svolgere i propri compiti.

L’impiegato pubblico semplice passacarte, quello per cui vale solo il posto di lavoro da occupare in attesa della pensione e che non ha a cuore il proprio compito, deve diventare una caricatura del passato. È importante che si favorisca la mobilità territoriale e che la premialità sia legata a nuovi obiettivi. Nella riorganizzazione si può procedere ottimizzando le competenze utili ai nuovi compiti e favorire processi di riorganizzazione con definizione di piante organiche più funzionali.

Sarebbe importante operare nella Pa come nel privato. Fatto salvo il divieto di licenziamento, si tratta di un vero e proprio processo di ristrutturazione e il supporto di strumenti presi dalle esperienze di mercato (outplacement nel perimetro Pa., valutazione delle competenze, orientamento, ecc.) sarebbero utili per impostare in modo diverso anche il rapporto con i lavoratori (sarebbero impiegati della Repubblica e non di singoli Enti locali) e con i sindacati. È qui che è invece prevalso un riflesso condizionato che rischia di essere un freno a tutto.

È evidente che, stante il perdurare di un processo di spending review, si è prorogato il blocco dei costi salariali e per questo è scattata la scelta di indire uno sciopero generale della Pa. da parte dei sindacati. Non si tiene conto che una valutazione oggettiva rileva come i salari nella Pa sono comunque cresciuti più di quanto avvenuto nei settori privati grazie a scatti di tutela automatici maggiori. Ma nella piattaforma di sciopero ci si contrappone anche ai processi di riorganizzazione riformatori.

Si perde così un’altra occasione per il sindacato di dimostrare la propria utilità nel favorire una riorganizzazione che premi la produttività e metta al centro della sua proposta una Pa per i cittadini e le imprese. Se resta a difesa di ferie più lunghe, lassismo nei permessi, tutela dell’assenteismo e del precariato, si pone come elemento di conservazione e si troverà a essere visto come fronte dei privilegiati contro un Paese che chiede di tornare a premiare l’impegno e la responsabilità del lavoro.

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COMMENTI
28/11/2014 - Riforma Pa (delfini paolo)

Gli stipendi della P.A. non sono comunque aumentati in maniera superiore ,rispetto a quelli del privato.Un'accudiente (personale ATA della Scuola )percepisce circa 1050 euro netti al mese.Nessuna retribuzione faraonica, quindi.Stipendi bloccati dal 1 Gennaio 2010 al 2018 (giustamente, vista la crisi )tra l'altro, così come gli scatti d'anzianità,Quindi nè il settore pubblico nè quello privato hanno avuto aumenti stratosferici,partendo dal presupposto che spesso gli ultimi adeguamenti salariali e stipendiali percepiti da entrambe le categorie,sono stati dei semplici adeguamenti legati all'inflazione.Distinti saluti.

 
28/11/2014 - Pubblica Amministrazione (Luciano Broggi)

Leggo il solito elenco di metodi per avere efficienza. Ma l'efficienza non si raggiungerà mai se ci sono due persone a fare un lavoro quando ne basta una. Come sempre manca il metodo principale, oggettivo, ineludibile per ridurre i costi: ci sono troppi dipendenti pubblici.