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Lavoro

RIFORMA PA/ I "privilegi" da cancellare per sbloccare l'Italia

Il Governo sta cercando di muoversi verso una riforma della Pubblica amministrazione. MASSIMO FERLINI ci spiega di cosa deve tener conto per non fallire l’obiettivo

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Quando si discute della Pubblica amministrazione è quasi sempre dovuto a casi eclatanti di disservizio o di sprechi. Certamente i comportamenti in qualche caso, come per i rimborsi spese dei consiglieri regionali, superano l’immaginazione. In fondo, il forte astensionismo registrato nelle recenti elezioni per la Regione Emilia Romagna indica più una lontananza dall’istituzione in quanto tale che una lontananza dalla rappresentanza politica. Come se i fatti emersi nelle inchieste avessero portato i cittadini di tutte le tendenze a non ritenere più la Regione una loro casa. Quando il problema diventa però patologico, i casi si riproducono a tutti i livelli della Pa e i cittadini non vedono più un luogo dove sono accolti, ma si sentono sudditi. È bene allora che ci sia un intervento riformatore che cerchi di affrontare il problema alla radice. Per questo non si può che guardare con favore al disegno di riforma che il ministro Madia ha avviato in questi mesi.

La volontà espressa dal Governo ha trovato per ora realizzazione in un primo intervento legislativo e in una proposta di legge con ampie deleghe che è in corso di approvazione alle Camere. Gli obiettivi indicati sono quattro: la cittadinanza digitale, la riorganizzazione dello Stato sul territorio, la semplificazione dei servizi e delle procedure e una reale attuazione delle norme.

La prima fase è stata caratterizzata da decisioni di rottura. Il limite posto ai distacchi sindacali, il contenimento delle ferie dei magistrati, i limiti agli incarichi per dirigenti già in pensione, il tetto alle retribuzioni fino al ridisegno delle Camere di Commercio sono misure destinate più a smuovere resistenze e conservatorismi e far emergere un consenso all’avvio di un disegno di riforma più complessivo che un cambiamento già compiuto. Certo, hanno reso evidente che non è vero che non si può fare niente: una volontà politica riformatrice può incidere su situazioni di incrostazioni corporative ottenendo risparmi e rimettendo in moto risorse umane ed economiche.

Sulla base di questo primo passaggio i provvedimenti successivi dovranno definire il vero e proprio disegno di riforma. Nuove procedure e reale attuazione delle norme a tutti i livelli della Pa saranno determinanti. Nonostante gli interventi di semplificazione introdotti negli ultimi anni, ancora oggi, sia per i cittadini che per le imprese, non si è applicato il principio che sono loro che devono poter esercitare i diritti e non devono chiedere in diversi sportelli della Pa il permesso di esercitarli. Se per esercitare un mio diritto devo chiedere il permesso a qualche ente sto prefigurando una burocrazia che sarà più interessata al formalismo che non ai controlli di merito e a favorire l’ottenimento dei risultati. Avremo una moltiplicazione di livelli finalizzati a controllarsi a vicenda e una minoranza interessata alla decisione. È dentro questo meccanismo che inoltre si apre la strada ad abusi che possono poi diventare fenomeni corruttivi.


COMMENTI
28/11/2014 - Riforma Pa (delfini paolo)

Gli stipendi della P.A. non sono comunque aumentati in maniera superiore ,rispetto a quelli del privato.Un'accudiente (personale ATA della Scuola )percepisce circa 1050 euro netti al mese.Nessuna retribuzione faraonica, quindi.Stipendi bloccati dal 1 Gennaio 2010 al 2018 (giustamente, vista la crisi )tra l'altro, così come gli scatti d'anzianità,Quindi nè il settore pubblico nè quello privato hanno avuto aumenti stratosferici,partendo dal presupposto che spesso gli ultimi adeguamenti salariali e stipendiali percepiti da entrambe le categorie,sono stati dei semplici adeguamenti legati all'inflazione.Distinti saluti.

 
28/11/2014 - Pubblica Amministrazione (Luciano Broggi)

Leggo il solito elenco di metodi per avere efficienza. Ma l'efficienza non si raggiungerà mai se ci sono due persone a fare un lavoro quando ne basta una. Come sempre manca il metodo principale, oggettivo, ineludibile per ridurre i costi: ci sono troppi dipendenti pubblici.