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Lavoro

RIFORMA PENSIONI 2014/ Retributivo e pensioni d'oro, ecco i "calcoli" che possono cancellare i privilegi

Nella riforma delle pensioni, pser NICOLA SALERNO, diventa urgente coniugare una politica di riequilibrio dei redditi con una questione di equità intergenerazionale

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Il tetto alle pensioni d’oro dei funzionari pubblici si applicherà solo a decorrere dal 2015. Una modifica dell’emendamento alla Legge di stabilità approvato all’ultimo minuto ha salvato i ricchi assegni degli ex burocrati che si sono già ritirati dal lavoro o che lo faranno entro il 31 dicembre prossimo. Significativo comunque il principio introdotto dalla nuova norma. Si prevede che l’assegno pensionistico non possa “eccedere quello che sarebbe stato liquidato con l’applicazione delle regole di calcolo vigenti prima dell’entrata in vigore”. Ne abbiamo parlato con Nicola Salerno, direttore del Centro Studi Reforming.

Che cosa ne pensa dell’emendamento sulle pensioni d’oro?

Per ottenere dei risparmi consistenti, l’intervento sulle pensioni deve essere il più ampio possibile. Sia nel tempo, cioè coinvolgendo le pensioni già in essere, sia sulla platea dei pensionati, non limitandosi a quelli del pubblico impiego e men che meno con interventi di tipo settoriale o categoriale. Se si congegna un intervento di questa portata allora i risparmi incominciano a diventare interessanti e l’intervento ha anche una logica. Già in precedenza avevo delle perplessità sui termini dell’intervento sulle pensioni, se ora è ancor più circoscritto si sgonfia ancora di più, e la domanda che sorge spontanea è se sia davvero utile una misura di questo tipo.

Quindi questa misura da sola non può bastare?

Ci si limita a mettere delle toppe nell’immediato, senza poi risolvere i problemi in modo definitivo e sul piano strutturale. Sono da sempre favorevole a un ritocco delle pensioni retributive. Ritengo però che non ci si debba limitare alle pensioni alte con intenzioni punitive, ma che si debba chiedere un pay-back (una restituzione, ndr) sulla differenza tra gli assegni percepiti e i contributi versati. Questa differenza è dovuta sia alla generosità delle regole, sia ad anzianità e vecchiaia sufficienti per andare in pensione negli anni ’80.

È il momento giusto per intervenire sui vecchi privilegi?

Sì, in un momento di crisi diventa ancora più urgente fare entrare in una politica di riequilibrio dei redditi anche una questione di equità intergenerazionale. A condizione però che questa riforma sia fatta bene.

Lei che cosa propone in concreto?