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Lavoro

RECORD DISOCCUPAZIONE/ Forte: ecco perché il Jobs Act non la farà scendere

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Ciò di cui ha bisogno il mondo del lavoro è una politica meno tesa con le organizzazioni sindacali. Ci sono sindacati riformisti con cui si potrebbe intessere un dialogo, fermo restando che le decisioni finali spettano poi al governo e al parlamento. Occorre riuscire a capire meglio le varie necessità e situazioni delle imprese e dei sindacati, nella disponibilità a trovare soluzioni eque ma nello stesso tempo efficienti, cioè non assistenzialiste e che siano garantiste solo nei limiti del possibile. Il metodo si basa cioè su un maggiore dialogo e un maggiore consenso nella discussione sia al vertice sia alla base. Tutto il contrario di quello che ha fatto Renzi. Si doveva incominciare da una dimensione aziendale, cioè dalle piccole e medie imprese, senza nello stesso tempo tagliare fuori i sindacati.

 

Perché Renzi ha scelto di rinunciare a dialogare con i sindacati?

Perché il Pd è collegato da un lato a un’ala sindacale riformista, dall’altra a un’ala sindacale oltranzista. Il premier non si può confrontare con i sindacati perché questo frantumerebbe la sua linea. Non può dialogare con Cisl e Uil, che pure nell’area Pd riscuotono discreti consensi, perché ciò darebbe fastidio alla Cgil. Renzi non si consulta con nessuno, e così non crea quella situazione tale per cui si dialoga con chi ci sta, e non con chi a priori lo rifiuta. Il governo soprattutto rinuncia alla flessibilità del lavoro e dei contratti, puntando su uno schema che non ha enormi possibilità di successo.

 

(Pietro Vernizzi)

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