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TFR IN BUSTA PAGA/ Allarme Bankitalia: pensioni a rischio, provvedimento sia temporaneo

Riforma pensioni 2014, è partita la class action promossa contro l'Inps dal Comitato Nazionale Opzione Donna e presentata a Roma il 30 ottobre scorso alla Camera dei Deputati.

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Pensioni a rischio con l’anticipo del Tfr in busta paga. Questo l’avvertimento di Bankitalia che raccomanda al governo di mantenere solo temporaneamente la misura. Come ha spiegato infatti Luigi Federico Signorini, vicedirettore della Banca d’Italia, "lo smobilizzo del Tfr maturando inciderebbe negativamente sulla capacità della previdenza complementare, o del Tfr se percepito alla fine della carriera, di integrare il sistema pensionistico pubblico, che in prospettiva presenta bassi tassi di sostituzione, soprattutto per i giovani, mediamente più soggetti a vincoli di liquidità". Scegliendo quindi di farsi riconoscere in busta paga la quota mensile di Tfr, si aggrava il rischio che i lavoratori a basso reddito "abbiano in futuro pensioni non adeguate". Per questo, ha aggiunto Signorini durante una audizione sul Ddl stabilità davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato, bisogna "migliorare la trasparenza delle regole pensionistiche per consentire ai lavoratori di effettuare una scelta consapevole sull’opzione loro concessa".

E’ partita la class action promossa contro l'Inps dal Comitato Nazionale Opzione Donna e presentata a Roma il 30 ottobre scorso alla Camera. L’obiettivo dell’azione legale è di ripristinare interamente la cosiddetta Opzione Donna che dal 2009 ha permesso ad oltre venticinquemila donne di ritirarsi in anticipo accettando in cambio una decurtazione della pensione, calcolata interamente con il metodo contributivo. Nonostante la legge 243/2004 preveda questa possibilità fino alla fine del prossimo anno, l’Inps ha limitato la pensione anticipata al mese di novembre per le lavoratrici dipendenti e a quello di maggio per le autonome. La class action punta dunque a far ritirare all’Istituto nazionale di previdenza le due circolari del 2012 (numero 35 e 37) che pongono appunto tali limiti.

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