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Lavoro

RIFORMA PENSIONI 2014/ Treu e il "teorema" sulle casse di previdenza professionali

Tiziano Treu (Infophoto)Tiziano Treu (Infophoto)

Tuttavia - è l’immediata smentita - «prima di togliere soldi dalle tasche di chi è in pensione, l’autonomia delle casse può fare parecchio per il futuro, facendo presente che d’ora in poi non si promette più il bengodiperché non si può più sostenere e alzando i contributi che sono insufficienti». Una vera e propria marcia indietro sul discorso dei diritti acquisiti, che diventa inversione a “U” con un esempio in cui il Commissario tira in ballo se stesso. Treu dice: «Sono stato nella cassa degli Avvocati per diverso tempo, prenderò quello che ho accumulato. Perché i dipendenti versano il 33% mentre molti professionisti versano il 10%, il 12%? È chiaro che se versi poco prenderai poco». 

Il Commissario sembra voglia dimostrare un (inesistente) teorema secondo cui, se si alzano i contributi, si salvano le pensioni dei vecchi professionisti (a riposo) e, al contempo, si garantiscono pensioni più alte (a quelli giovani). Non è così, se alla base ci sono diversi sistemi di previdenza. E Treu lo sa, perché sa bene di cosa sta parlando anche in senso minuziosamente tecnico. Perché nel suo esempio omette di precisare con quale criterio sarà calcolata la sua pensione, se con quello retributivo o quello contributivo. Non è un dato insignificante, anzi. Mettiamo che sia il criterio retributivo, gli chiediamo: la sua pensione sarà d’importo uguale a quella di un giovane avvocato che oggi versa contributi più alti e che avrà la pensione calcolata con il criterio contributivo?

La risposta è negativa, Treu lo sa. Piuttosto che difendere il passato, dal quale si sta cercando di venire fuori con enormi sforzi di riforma, si dia spazio a una disincantata presa di coscienza dei problemi e delle logiche cause. 

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