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RIFORMA PENSIONI 2014/ Flessibilità e risparmio, "l'equilibrio" che funziona nella Legge di stabilità

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È noto che l’Italia è uno dei paesi in cui c’è sempre stato un maggior peso della finanza pensionistica o quantomeno previdenziale sulle risorse pubbliche. Tutte le riforme attuate dal 1992 avevano espressamente come obiettivo quello di stabilizzare il rapporto tra spesa pensionistica e Pil e hanno avuto come prospettiva il contenimento della spesa pensionistica per ridurre l’incidenza sulla spesa pubblica complessiva. Questa esigenza del resto è uno dei principi alla base della riforma Fornero del 2011. L’Ocse non dice quindi una cosa particolarmente nuova.

 

Per l’Ocse le pensioni in Italia sono particolarmente basse. Lei che cosa ne pensa?

Questo è un problema reale per una serie di motivi. Nel 1995 c’è stata una forte riduzione degli assegni con il passaggio dal sistema di calcolo retributivo a quello contributivo. È avvenuto così un primo costante “abbattimento” della promessa pensionistica e del tasso di sostituzione tra reddito e pensione. In questi anni le pensioni hanno subito un’ulteriore decurtazione in conseguenza dei criteri di perequazione automatica che sono stati applicati. L’adeguamento dei trattamenti pensionistici al costo della vita non è più integrale, ma da diverso tempo è calcolato in relazione all’entità della pensione. È pari al 100% su una pensione che corrisponde a tre volte il trattamento minimo, per poi andare a calare.

 

(Pietro Vernizzi)

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