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Lavoro

JOBS ACT/ I "nuovi" contratti in arrivo nel 2015

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Non è invece chiaro se, oltre alle co.co.pro., rischieranno di scomparire anche altre forme contrattuali di lavoro, dato che nel Jobs Act la delega è ampia perché si riferisce genericamente all’analisi delle forme contrattuali esistenti per valutarne “l’effettiva coerenza con il tessuto occupazionale e con il contesto produttivo nazionale e internazionale, in funzione di interventi di semplificazione, modifica o superamento delle medesime tipologie contrattuali”. Esiste qualche timore che quest’ampia delega possa travolgere il contratto di lavoro a chiamata (job on call) che invece, mi pare, sia perfettamente “coerente con il contesto produttivo”, sicuramente quello nazionale caratterizzato di frequente da una non prevedibile e incostante necessità di forza lavoro.

Come saranno invece ridefiniti i confini dell’area del lavoro dipendente? Il Jobs Act introduce tra i primi criteri direttivi per la redazione del cosiddetto Codice semplificato, la promozione del contratto a tempo indeterminato quale forma comune (non privilegiata come nella prima versione della legge delega) di contratto di lavoro “rendendolo più conveniente rispetto agli altri tipi di contratto in termini di oneri diretti e indiretti”. Lo sconto degli oneri diretti e indiretti si concretizzerà a breve con l’entrata in vigore della Legge di stabilità che prevede una forte decontribuzione di tali contratti oltre a un’integrale deducibilità del costo del lavoro ai fini Irap.

In particolare, lo sgravio contributivo riguarderà solo i contratti a tempo indeterminato relativi a nuove assunzioni decorrenti dal 1° gennaio 2015 e stipulati entro il 31 dicembre 2015, e consiste nell’esonero dal versamento dei complessivi contributi previdenziali a carico dei datori di lavoro, con esclusione dei premi e contributi dovuti all’Inail, nel limite massimo di un importo di esonero pari a 8.060 euro su base annua, per un periodo massimo di 36 mesi. Ad esempio, su una retribuzione lorda annua di 26.000 euro, con una percentuale di contributi a carico del datore di lavoro pari al 31%, l’impresa potrà beneficiare annualmente e per tre anni dello sconto totale massimo di 8.060 euro. Lo sgravio non si applicherà ai lavoratori già impiegati a tempo indeterminato nei sei mesi precedenti presso qualsiasi datore di lavoro o nei tre mesi antecedenti presso lo stesso datore di lavoro, anche considerando società controllate, collegate o facenti capo anche per interposta persona allo stesso soggetto.

Si tratta di una disposizione che vuole favorire l’assunzione a tempo indeterminato di giovani in cerca di prima occupazione, disoccupati e precari (anche assunti precedentemente a termine presso lo stesso o altro datore di lavoro).

Il punto più dibattuto del Jobs Act è senz’altro quello relativo al cosiddetto contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti con cui, è bene chiarirlo, non si vuole identificare un contratto diverso da quello a tempo indeterminato “comune”, ma indicare sinteticamente il cambiamento, in tema di licenziamento, della tutela del lavoratore che varia a seconda dell’anzianità aziendale.

Esso comporterà per i licenziamenti economici l’esclusione del reintegro del lavoratore nel posto di lavoro, prevedendo un indennizzo economico certo e crescente con l’anzianità di servizio e limitando il diritto al reintegro ai licenziamenti nulli (comminati verbalmente o nei casi previsti dalla legge di maternità o matrimonio) e discriminatori, oltre che a specifiche fattispecie di licenziamento disciplinare ingiustificato.

Il concetto di “licenziamento economico” è stato circoscritto dal senatore Ichino nella citata relazione a “tutti i licenziamenti non sorretti da contestazione disciplinare (individuali per motivo economico-organizzativo o per scarso rendimento oggettivo, collettivi, temporaneamente inefficaci per mancato superamento del periodo di comporto di malattia) e per la generalità dei licenziamenti disciplinari.”.