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Lavoro

SVISTE?/ Contratti di prossimità, un "autogol" del ministero del Lavoro

Mentre si attendono i decreti attuativi del Jobs Act, il ministero del Lavoro ha di fatto bloccato una potenzialità dei contratti di prossimità. Ce ne parla GIANCAMILLO PALMERINI

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Finalmente la legge delega in materia di ammortizzatori sociali, dei servizi per il lavoro e delle politiche attive, nonché in materia di riordino della disciplina dei rapporti di lavoro e dell’attività ispettiva e di tutela e conciliazione delle esigenze di cura, di vita e di lavoro, più nota come il Jobs Act, è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale. La legge n. 183 del 10 novembre 2014, entrata in vigore ieri, tuttavia, inizierà a essere concretamente operante solamente dopo l’approvazione, si spera celere, dei relativi decreti di attuazione.

Una prima parte del progetto si è però già realizzata con il Decreto 34 del 2014 che ha previsto una significativa semplificazione in materia di apprendistato e liberalizzazione in materia di contratti a tempo determinato. In tale sede, quindi, si pongono anche alcune limitazioni rispetto alla possibilità quantitativa di attivare i contratti a termine quali l’individuazione, in sede di Ccnl, di limiti di utilizzazione di tale tipologia contrattuale.

Fatte salve queste disposizioni della contrattazione collettiva, il d.lgs. 368/2001, così come novellato, prevede che il numero complessivo di contratti a tempo determinato stipulabili da ciascun datore di lavoro non possa eccedere il limite del 20% del numero dei lavoratori a tempo indeterminato in forza al primo gennaio dell’anno di assunzione.

In questo quadro i consulenti del lavoro auspicavano, anche nella prospettiva della rivalutazione del rapporto tra le Parti sociali all’interno delle imprese, che si potessero valorizzare maggiormente le potenzialità dei cosiddetti “contratti di prossimità”, a partire, ad esempio, da deroghe proprio in materia di limiti quantitativi per i contratti a termine.

Tali contratti collettivi, infatti, quelli sottoscritti a livello aziendale o territoriale, è bene ricordarlo, possono realizzare, almeno in potenza, intese specifiche, anche in deroga alla normativa e ai Ccnl, finalizzate alla maggiore occupazione, alla qualità dei contratti di lavoro, all’emersione del lavoro irregolare, agli incrementi di competitività e di salario, alla gestione delle crisi aziendali e occupazionali, agli investimenti e all’avvio di nuove attività. Tra le materie derogabili si fa peraltro, nella normativa vigente, espresso riferimento alle modalità di assunzione e disciplina del rapporto di lavoro.