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JOBS ACT/ I "consigli" dei giovani per cambiare il mercato del lavoro

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Certo, gli ultimi risultati della Garanzia Giovani confermano quanto emerge dall’indagine: la questione del lavoro dei giovani non è centrale nelle iniziative avviate. Lo sarà di più con la generalizzazione del contratto di apprendistato come strumento di inserimento decisa dal ministro del Lavoro già con i primi provvedimenti e rafforzata dallo schema del Jobs Act. Anche il contratto a tutele crescenti potrà riavviare inserimenti lavorativi per giovani oggi impiegati con contratti a progetto o di breve durata.

Per rimettere realmente in funzione il mercato del lavoro giovanile prosciugando la precarietà di contratti brevi e di incertezza continua servono provvedimenti più generali su due fronti. In primo luogo, vanno chiusi tutti quegli ambiti della Pubblica amministrazione che hanno accumulato migliaia di collaborazioni in varia forma e che restano la principale fonte di precarietà: a partire dalle assunzioni da fare nella scuola fino ai collaboratori che supportano con contratti a progetto le stesse agenzie nazionali che si occupano di mercato del lavoro. La fase di riorganizzazione degli Enti locali può essere l’occasione per affrontare complessivamente una ristrutturazione delle piante organiche nel settore pubblico con processi di mobilità e valorizzazione delle competenze oggi non presenti in molti servizi territoriali. 

A ciò va però aggiunto un deciso intervento per quanto riguarda la scuola. Si ripropone il tema di rivedere complessivamente il percorso di studio anticipando almeno di un anno l’accesso agli studi universitari. Ciò è possibile rivedendo il percorso ormai superato delle medie inferiori e superiori adeguando corsi di studi con l’età dell’obbligo scolastico. Ancor più importante è però il rilancio dei percorsi di formazione professionale per restituire sedi formative a chi invece abbandona gli studi e per formare a professioni che oggi lamentano una scarsità di possibili candidati per percorsi che offrono già ora occasioni di lavoro che restano senza copertura. 

L’esperienza in atto in molte regioni - con un pieno coinvolgimento dell’offerta privata di formazione professionale anche con il sostegno di voucher per favorire la scelta operata dalle famiglie - indica una strada che ha dato risultati molto positivi. Deve però esserci un impegno nazionale perché questo diventi a tutti gli effetti un percorso formativo offerto su tutto il territorio e si saldi con nuove possibilità di sperimentazione fra scuola e lavoro.

Se si importano proposte di riforma partendo dalla volontà di rispondere alle sollecitazioni che vengono dalle risposte dei giovani si può velocemente dare risposta a problemi che per troppo tempo sono rimasti oggetto per convegni, ma che chiedono invece volontà politica in azione per recuperare gli anni persi senza decisioni.

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