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Lavoro

RIFORMA PENSIONI 2014/ Lo "zuccherino" ai sindacati che non cambia la vita ai pensionati

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Premesso che ci sarebbero i soliti problemi di costituzionalità, per motivi di equità sarebbe utile attuare un ricalcolo generalizzato. Si prendono le pensioni liquidate con il retributivo, si rivedono i parametri con il contributivo e per quelle massime si potrebbe ipotizzare un contributo di solidarietà. Non sono certo però che questo determini un risparmio significativo per le casse pubbliche. Il grosso degli assegni sono nelle fasce di reddito basse o medio-basse e toccare quelle vorrebbe dire mettere a rischio la sussistenza dei pensionati.

 

Per l’Ocse, tra i paesi sviluppati il sistema previdenziale italiano è quello che incide di più sui conti pubblici. Per quale motivo?

Perché ci sono numerosi assegni con il retributivo puro che tuttavia non possono essere toccati perché si tratta di importi molto bassi, ma che costituiscono la massa della spesa pensionistica italiana. Ridurli vorrebbe dire mettere alla fame un numero elevatissimo di anziani, e di conseguenza il sistema non può essere modificato in quella che è la sua entità di spesa maggiore.

 

Questi anziani sono persone che durante la loro vita lavorativa non hanno pagato i contributi?

Abbiamo di fronte una situazione estremamente variegata ed è impossibile generalizzare. Ci sono persone con “buchi contributivi” che sono stati colmati dallo Stato, e altre che hanno una storia contributiva regolare ma avevano retribuzioni molto basse. Resta il dato di fatto che in Italia abbiamo un numero elevatissimo di assegni pensionistici bassi, che però nella loro totalità rappresentano una massa di spesa importante sulla quale non si può agire.

 

(Pietro Vernizzi)

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