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SPILLO/ Province, il "fallimento" che indebolisce anche il Jobs Act

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L'augurio per i tanti lavoratori coinvolti è che vi sia l'ennesimo intervento di emergenza (come sembra sia avvenuto nell'ultimo Consiglio dei ministri) e che anche loro possano passare le festività con la garanzia di mantenere l'occupazione precedente. Certo, il problema si ripresenterà da qui a pochi mesi, perché l'obiettivo chiusura provincie fa parte della spending review avviata e il vero risparmio nella Pa si ha da servizi migliori realizzati con una pianta organica ristretta ma più efficiente. 

Se vogliamo fare un parallelo con il settore privato, siamo di fronte a un'impresa che dinanzi alla crisi avvia una ristrutturazione che porta alla chiusura di alcuni stabilimenti, chiude alcuni servizi non più produttivi e ciò comporta che per salvare il lavoro per la maggioranza degli occupati deve lasciare a casa una minoranza dei lavoratori. Gestendo le province, i Centri per l'impiego dovrebbero sapere bene le procedure da seguire.

Un gruppo privato avrebbe svolto prima una valutazione dei servizi che avrebbe continuato a svolgere, quindi valutato quale pianta organica andava mantenuta e, al di là del tipo di contratto vi fosse, avrebbe presentato un'ipotesi di outplacement per quei lavoratori che non erano più occupabili nel nuovo processo produttivo.

Ciò che accomuna quanto sta succedendo nelle province con le crisi cui abbiamo assistito in molte imprese private nel corso degli ultimi anni sono le forme di lotta con occupazione delle sedi produttive. Anche la richiesta del "posto di lavoro non si tocca" richiama la forma più vetusta di quanto talvolta è accaduto nel settore privato. Ma nella Pa una parte dei lavoratori non può essere licenziata, per cui assisteremo all'azione perversa del dualismo contrattuale con il risultato di avere piante organiche inadeguate a rispondere ai nuovi servizi che dovranno essere forniti ai cittadini.

Per questo può essere utile una pausa di riflessione. Sarà comunque una fase di ristrutturazione. Dovranno essere messi in mobilità alcune migliaia di lavoratori della Pa: si svolga allora un processo reale di valutazione di chi servirà ancora per i servizi che rimarranno e si supporti con reti di servizi al lavoro un processo di outplacement per quei lavoratori che risultassero in esubero. Daremmo così prova che il Paese ha capito che non si possono salvare i posti ma possiamo impegnarci tutti per salvare il lavoro. 

Se ciò avvenisse a partire dalla Pa daremmo prova che la svolta culturale introdotta con il Jobs Act è arrivata a cambiare la cultura del lavoro in profondità, archiviandone una che ha scambiato la tutela dei garantiti con il diritto al lavoro sancito dalla Costituzione.

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COMMENTI
26/12/2014 - Questo è il renzismo bellezza! (Carlo Cerofolini)

Perché meravigliarsi di questo caos, questo è il renzismo bellezza. Ed è solo l'inizio!