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Lavoro

RIFORMA PENSIONI 2014/ "L'addio" al retributivo che può portare equità tra gli italiani

Guido CrosettoGuido Crosetto

Io sono sempre stato favorevole, avevo presentato anche dei disegni di legge che andavano in questa direzione. Le pensioni elevate che hanno anche una base di contributi che li giustifichi vanno preservate. Quelle invece che sono elevate solo grazie alla base retributiva devono essere assolutamente adeguate. Oltre i 5mila euro al mese ritengo che ci debba essere una giustificazione economica, misurabile attraverso i versamenti contributivi.

 

Come è possibile introdurre un tetto alle pensioni più elevate senza andare incontro a una nuova sentenza della Consulta?

Finora il tetto è stato reso impossibile soprattutto per volontà politica. La ritengo appunto una questione di volontà politica, e non di altro tipo. Del resto non so quanto sia costituzionale l’erogazione di pensioni che sulla base dei contributi non sarebbero dovute. Le leggi in essere sono legittime, ma non tengono conto della situazione economica nella quale trova il Paese. Il ripristino di una maggiore equità sarebbe auspicabile, ma finora al di là delle dichiarazioni questa equità non è stata ritenuta importante, e quindi non ho fiducia nel fatto che il tetto possa passare oggi.

 

La riforma Dini, che manteneva anche il sistema retributivo, era incostituzionale?

La questione non è la costituzionalità o meno delle leggi vigenti. Io mi riferivo alle pensioni da 4-5mila euro non collegate a un versamento contributivo, che sono legali, legittime e disciplinate da una legge, ma vorrei vedere quanto siano costituzionali dal punto di vista del principio di equità tra i cittadini. La riforma Dini ha creato uno spartiacque che non è incostituzionale, ma è pur sempre assurdo e inconcepibile per le giovani generazioni.

 

La riforma del 1995 fu quindi un errore?

A ben vedere la responsabilità non fu dell’allora governo Dini, che non aveva altre possibilità in quanto bisognava fissare un limite per il retributivo e lo fissò, quindi quantomeno da questo punto di vista la riforma delle pensioni del 1995 è stata molto positiva. Ma è stato al momento della riforma Fornero che bisognava fare un ulteriore passo avanti e abolire queste disparità. Non è un caso che due persone che fanno lo stesso lavoro, a seconda dell’anno in cui sono nate potrebbero trovarsi con pensioni rispettivamente da 2mila, 1.200 e 600 euro. E magari quello che prende 2mila euro si è ritirato dal lavoro anni prima degli altri due. Un ragionamento costituzionale su questi aspetti sarebbe positivo.

 

(Pietro Vernizzi)

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