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Lavoro

JOBS ACT/ Gli errori da sanare nel 2015

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Il dato principale era assicurato dallo scaricare sulle imprese anche compiti di welfare che non competevano loro. La scelta di usare solo politiche passive per rispondere alle crisi ha fatto sì che solo i lavoratori delle imprese medio-grandi abbiano goduto di ammortizzatori sociali e lasciato senza tutele chi lavorava nelle Pmi o con contratti temporanei. Puntare a costruire un sistema di tutele valido per ogni lavoratore non è estendere a tutti le distorsioni del passato ma avviare un sistema di flexsicurity che tuteli nel mercato e non nel posto di lavoro. La distorsione principale è che, a parità di spesa sociale complessiva per il lavoro, nel nostro Paese si spendono circa 60 euro per disoccupato per servizi e politiche attive del lavoro contro i 1.500 euro della Francia e i 1.700 euro della Germania. Alla difesa del posto di una minoranza finanziata con i soldi di tutti si sono sacrificate le tutele universali che possono essere assicurate da un nuovo sistema di servizi al lavoro.

Se perciò il giudizio di insieme di questi primi provvedimenti non può che essere positivo restano i dubbi su come la nuova norma sui contratti a tutele crescenti riuscirà a estendersi a quei contratti flessibili che sono serviti a sviluppare nuovi settori. Posti legati strettamente a nuove forme nei rapporti di lavoro per sviluppare servizi innovativi o legati a nuovi processi produttivi. La crescita delle Partite Iva ha sopperito alla rigidità dei contratti di lavoro subordinato, ma non può essere l'unica risposta. Il lavoro interinale stesso non può assicurare in tutti i casi la flessibilità ed economicità richiesta dai cicli produttivi.

I futuri provvedimenti dovranno tenere conto di queste esigenze che il mercato pone. Se l'obiettivo è dare a tutti i lavoratori le stesse tutele sul mercato del lavoro, dovrà essere definito un nuovo Statuto dei lavori per definire tutele, diritti e responsabilità del lavoro così come determinato dalle trasformazioni economiche avvenute.

La sfida riguarda soprattutto i sindacati dei lavoratori. Dopo questa fase di mera contrapposizione ideologica dovrà tornare una riflessione realistica. Per creare nuova occupazione non bastano le regole del mercato del lavoro. Vi è bisogno di una politica che rilanci la domanda di consumi e investimenti. Ma ciò richiede un ritorno alla contrattazione che sappia puntare sulla produttività e che sia in grado di decentrarsi, articolarsi per territori e per settori per sostenere un nuovo sviluppo che premi la capacità di creare lavoro.

Le nuove tutele possono sostenere questa nuova fase di iniziativa sindacale se si archiviano le ideologie del passato e si pone al centro dell'azione la crescita economica.

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