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Lavoro

JOBS ACT/ Tutte le novità su co.co.pro e articolo 18

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In soffitta (quasi) l’Art. 18 E arriviamo alla seconda novità: l’addio all’articolo 18 nei contratti a tutela crescente. Scomparirà dai licenziamenti per giusta causa e per giustificato motivo oggettivo, mentre sopravvivrà per casi specifici di licenziamento disciplinare che saranno previsti dalla legge. Resta confermata, inoltre, la disciplina di nullità per i licenziamenti discriminatori (e diversamente non poteva avvenire: proprio perché nulli, presuppongono sempre e comunque la reintegrazione perché è come se il licenziamento non fosse mai esistito).

Con l’abrogazione dell’articolo 18, ovviamente, non ci sarà più quella stabilità del posto di lavoro che c’è stata fino a oggi (fino a prima della crisi, perché se l’azienda fallisce non c’è articolo 18 che tenga per non perdere il posto di lavoro!). Una stabilità che è stata e resta prerogativa di pochi fortunati pagata al prezzo di tanti che si accontentano giocoforza di un’occupazione precaria in durata e soprattutto in tutele. Qualcuno obietterà: “d’ora in avanti sarà impossibile avere un mutuo!”, conoscendo bene il vizio delle banche di essere restie a fare prestito a chi non sia assunto con contratto a tempo indeterminato. È vero. Però - siamo onesti! - questo non è un problema creato dal diritto del lavoro. È piuttosto una “ingiustizia” del sistema creditizio e finanziario. Cioè delle banche che, grazie proprio all’articolo 18, si sono cullate per anni sul sofà della certezza dello stipendio per recuperare i finanziamenti, senza un minimo sforzo e senza correre alcun rischio imprenditoriale. Pazienza per loro: è arrivato il momento di togliere dal groppone delle aziende questo “costo” indiretto della serenità delle banche. E per le banche sarà l’ora di cominciare a fare gli imprenditori del credito.

Si potrà ancora dire: “sarà più facile trovarsi senza lavoro, perché l’azienda potrà licenziare!”. Questo non è detto, perché il diritto alla “stabilità” potrà sempre essere pattuito nel proprio contratto di assunzione; e se uno è proprio bravo sul lavoro, non troverà difficoltà a pattuirlo con l’azienda, anche se non è un pilota di aeroplani! E poi, se si perde il lavoro, si potrà contare sull’indennità di disoccupazione (Aspi) che dura dagli 8 ai 14 mesi (dai 10 a 16 mesi l’anno prossimo), più un periodo aggiuntivo che sarà garantito dai nuovi Fondi di solidarietà; insomma, non mancherà il sostegno economico per il tempo necessario a trovarsi un nuovo lavoro. Senza contare che, se il licenziamento dovesse risultare illegittimo per un capriccio dell’impresa, al lavoratore verrà riconosciuto anche un risarcimento tra 6 e 36 mensilità di paga.

Insomma la ricetta del Jobs Act è buona perché fa più certa e più viva la “forza lavoro”. Che non sarà più un’incognita, né forza antagonista o, peggio, indifferente alle sorti dell’azienda: datore di lavoro e lavoratori staranno assieme sulla stessa barca (l’azienda), a remare per assicurarsi il pane. 

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