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Lavoro

JOBS ACT/ Tutte le novità su co.co.pro e articolo 18

Ieri il Jobs Act ha ricevuto il via libera definitivo del Senato. Due le novità più importanti, riguardanti collaborazioni e articolo 18. Ce le illustra DANIELE CIRIOLI

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'. Buona la ricetta di riforma del lavoro contenuta nel Jobs Act, che ieri ha ricevuto il via libera definitivo dal Senato. Buona perché darà vita a un mercato del lavoro con più tutele (ai lavoratori) e maggiore competitività (per le imprese). Ovvero, buona occupazione e costo del lavoro ridotto. Due gli ingredienti principali (in un provvedimento pieno di novità): abrogazione delle collaborazioni (co.co.co.) e cancellazione (quasi completa) dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori.

In soffitta le co.co.co. La prima novità metterà in soffitta co.co.co., mini co.co.co. e co.co.pro.. Scompariranno i vari contratti con cui oggi, dopo anni di riforme, vengono declinate le collaborazioni coordinate e continuative che, per anni, hanno mostrato il volto della flessibilità e dell’occupazione senza tutele (non a torto). Non hanno mai avuto definizione normativa e, originariamente, avevano un campo di applicazione limitato, riguardando soltanto le “attività di natura intrinsecamente artistica o professionale”.

Nel 2001 - è ministro del Lavoro Cesare Salvi del governo Amato II - arriva la prima riforma, che darà vita ai problemi di oggi: il collegato fiscale alla Finanziaria 2001 (art. 34 dlgs n. 342/2000) elimina il requisito “artistico professionale”, con conseguente estensione delle collaborazioni alle attività manuali e operative. È la deriva: muratori, operai, camerieri si trasformano in professionisti con scarse tutele retributive e contributive. Dov’era, allora, il Sindacato? E dov’era l’ala “sinistra” del Pd? Perché non ci furono scioperi generali, allora, quando venne così ipotecato il futuro di tanti giovani a un’occupazione di serie B, con scarse tutele e senza articolo 18?

Un freno al problema è posto dalla riforma Biagi, nel settembre del 2003 (dlgs n. 276/2003), con l’introduzione del contratto di lavoro a progetto al fine proprio di proteggere i lavoratori e di limitare l’utilizzo improprio delle co.co.co.. Infine, la riforma Fornero (legge n. 92/2012) ha tirato l’ultimo freno a mano con l’introduzione di “presunzioni”, assolute e relative, allo scopo di stanare le finte collaborazioni mono-committenti e con Partita Iva.

Ma stavolta l’addio dovrebbe finalmente essere definitivo, perché si dispone il “superamento” delle collaborazioni coordinate e continuative. E succederà che l’assunzione tipo avverrà con contratto subordinato (cioè dipendente) il quale, a differenza delle co.co.co., dà al lavoratore il diritto pieno a una pensione e a tante altre tutele dalla malattia alle ferie, dalla maternità allo sciopero! Dunque passare da co.co.co. a dipendente sarà un miglioramento assai avvertito dai lavoratori e, in particolare, da quelli che oggi sono ai margini del mercato del lavoro. Eppure il Sindacato storce il naso, fermandosi al dito (dell’abrogazione dell’articolo 18) senza accorgersi della luna (del miglioramento delle condizioni di lavoro per tanti precari). Segno evidente che non colloquia con questi lavoratori. Perché, altrimenti, avrebbe saputo dalla loro stessa bocca (i co.co.pro. sono più di 700 mila; i parasubordinati, comprendendo anche le Partite Iva, ammontano a oltre 1 milione) che conviene rinunciare all’articolo 18 in cambio di diritti pieni sul lavoro, quali retribuzione, pensione, malattia, maternità, ferie, e via dicendo.