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SPILLO/ Quei "furbetti" che hanno fregato il lavoro ai giovani italiani

John Elkann (Infophoto) John Elkann (Infophoto)

Ora: i settori che fanno crescere l’economia sono proprio quelli dell’innovazione, della ricerca e dello sviluppo, dove il capitale umano dei giovani può essere meglio speso. Questo può chiaramente creare un circuito virtuoso: creare occupazione per i giovani e crescere la competitività del Paese. I paesi europei che più investono nell’innovazione sono quelli più virtuosi nell’occupazione giovanile. Dalle nostre parti, se c’è la “fuga dei cervelli”, i cervelli ci sono e qualcuno li forma: l’università italiana non è tutta da buttare, e ciò è evidente se ci sono 34mila laureati italiani che lavorano in Europa nel settore della R&S.

È cosa nota che in Italia l’accesso al lavoro dipenda dai contatti familiari, dalle affiliazioni politiche e dalle raccomandazioni; l’Economist, che ha scritto del caso italiano, per dire “raccomandazioni” usa proprio il vocabolo italiano. Ma parlare dei bamboccioni, degli sfigati, dei choosy e dei senza-ambizione ogni tanto fa un po’ discutere del problema, perché questo è ciò che ama la nostra opinione pubblica: discutere, capire non è importante.

La risposta migliore a Elkann l’ha data Diego Della Valle: “Elkann è un imbecille”. Questo, in sintesi, il dibattito sul dramma giovanile italiano. Elsa Fornero almeno è stata più fantasiosa: ha parlato in inglese. Wonderful!

 

In collaborazione con www.think-in.it

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