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JOBS ACT/ Cuneo fiscale, il "nemico" del lavoro che Renzi non vede

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Quello del contratto unico è un esercizio puramente teorico-intellettuale. Quelle che oggi assumono sono imprese di piccole dimensioni, con meno di 15 dipendenti, per i quali già non vale l’articolo 18. Questa riforma non toccherebbe la stragrande maggioranza delle imprese italiane, per le quali già non si applica l’obbligo di reintegro. A restare escluso dal Jobs Act sarebbe inoltre un quarto dei lavoratori, impiegati nell’economia sommersa.

 

Che cosa ne pensa delle proposte di Renzi per quanto riguarda il precariato?

Quello del precariato è un tema male impostato e che appartiene al secolo scorso. Le imprese non assumono perché manca il raccordo tra mondo del lavoro da un lato e scuola e università dall’altro. E se si vogliono realizzare le riforme del lavoro, il vero tema riguarda competenze, professionalità, mestieri, reciproca adattabilità, convenienze reciproche tra imprese e lavoratori. Si gioca quindi soprattutto a livello di formazione e integrazione tra scuola, università e mercato del lavoro.

 

L’articolo 18 è davvero un ostacolo per chi vuole assumere?

Dire che non si assume perché c’è l’articolo 18 forse può valere per qualche grande azienda, ma non per la stragrande maggioranza delle Pmi. Le grandi imprese oggi stanno chiudendo stabilimenti e riducendo gli organici, e non riceverebbero alcun vantaggio da questa riforma. Quando un’azienda deve decidere se assumere un giovane o ricorrere a uno stage o a un contratto occasionale, guarda innanzitutto al peso contributivo. Uno stagista costa tra i 300 e i 500 euro, mentre un dipendente costa almeno 1000-1.200 euro di retribuzione netta che diventano 2.000-2.400 euro lordi per il peso del cuneo fiscale.

 

In che modo si dovrebbe intervenire?

Il vero tema non è quello delle regole ma del costo del lavoro, delle competenze, della formazione. Le aziende oggi reclutano giovani attraverso i tirocini formativi, che sono appena stati riformati prevedendo una “paghetta” da 300-500 euro, che per le imprese è diventata la legittimazione per l’utilizzo di forme di lavoro senza contratto.

 

(Pietro Vernizzi)

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