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Lavoro

PROGRAMMA RENZI/ Treu: cuneo fiscale e Jobs act, la rivoluzione di Poletti & co.

Tiziano TreuTiziano Treu

Al di là delle sterili contrapposizioni, Poletti ha una grande esperienza concreta e una pratica di dialogo con le parti sociali. Lo ritengo un fatto molto positivo. Le sfide che dovrà affrontare sono difficili, ma quello che ci vuole è una persona che crede nel dialogo e che ha esperienza di partecipazione.

 

Quali sono le sfide più urgenti che attendono Poletti?

In primo luogo, come dicevamo, dare fiato all’economia e quindi ridurre il peso del Fisco. In secondo luogo, nell’ordine specificato dallo stesso Jobs Act, occorre semplificare, togliere procedure che pesano sulle aziende, e soprattutto sulle piccole imprese. Si può poi intervenire naturalmente sulla semplificazione dei tipi negoziali, compreso lo stesso Jobs Act di Renzi.

 

Il contratto unico può rispondere alla multiformità del lavoro in Italia?

Quello previsto nel Jobs Act non è un contratto unico, questo è un modo di dire che non risponde a verità. E’ un contratto di entrata che è reso più facile perché per i primi tre anni non ha rigidità. Restano però gli altri contratti come lo stesso contratto a termine, che mi auguro sarà però semplificato, e allo stesso modo resta il contratto di somministrazione.

 

Poletti non viene dal mondo del sindacato. Quali possono essere le conseguenze di questo fatto?

E’ da diverso tempo che i ministri del Lavoro non vengono dal sindacato. L’ultimo a essere venuto dal sindacato è stato Marini. Poletti quindi da questo punto di vista non rappresenta un’eccezione alla regola. Il fatto che ritengo fondamentale, e che può rappresentare la vera novità, è il fatto che il ministro viene da un tipo di impresa che ha creduto molto nella partecipazione.

 

(Pietro Vernizzi)

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