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SPILLO/ Cuneo fiscale e Jobs act, 100 miliardi "bloccano" Renzi

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No. Le sue risorse vengono in gran parte dal risparmio postale, oltre che da titoli emessi in proprio (che comunque devono essere rimborsati). Saldare i debiti verso le imprese è certamente una buona politica. Ma perché farlo con i risparmi depositati nei libretti postali? Come e quando avverrà la loro restituzione, dal momento che le imprese quelle risorse vorranno giustamente tenersele? Tralasciamo la questione delle risorse da erogare alle piccole imprese per il tramite del fondo strategico, visto che, nelle sue comunicazioni Renzi non ci ha fornito alcun parametro. Immaginiamo però che verranno in ballo somme significative.

Passiamo, quindi, all’altra promessa-boom: il taglio a due cifre del cuneo. Renzi si riferiva al valore assoluto o a una percentuale? Se si tratta del primo caso (quindi di circa 10 miliardi almeno) una promessa più conveniente (un taglio da 19 miliardi a regime) l’aveva già fatta Enrico Letta dalla “palude”. Se invece siamo a ragionare di aliquote percentuali è bene far notare che ogni punto vale un importo compreso tra 2,7 e 3 miliardi. Poiché per avere una riduzione di due cifre bisogna arrivare almeno al 10%, il conto finale è presto fatto: tra i 27 e i 30 miliardi.

In materia specifica di lavoro c’è poi la storia del trattamento universalistico di disoccupazione. La proposta è avvolta da una densa cortina degna di una fumeria d’oppio. È l’idea contenuta nell’anticipazione del Jobs Act? Se è così ci basti ricordare che l’ex ministro Elsa Fornero aveva ipotizzato un onere di 30 miliardi.

Come soleva dire Totò è la somma a fare il totale. Siamo arrivati a un centinaio di miliardi da impegnare in pochi mesi. Auguri. Si vede che Matteo Renzi ha trovato quel vaso ricolmo d’oro che, secondo la leggenda, è sepolto laddove finisce l’arcobaleno. 

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