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RIFORMA PENSIONI/ Renzi e i 7 miliardi che possono aiutare l’Italia

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Dagli ultimi dati Istat la disoccupazione giovanile rilevata è pari al 41,6%, in valore assoluto vi sono 605.000 giovani disoccupati in cerca di lavoro. Se si istituisse un sussidio di disoccupazione giovanile per tutti, di 500 euro al mese, ovvero un contributo fisso di pari importo alle imprese che assumono i giovani, il costo complessivo sarebbe di 3,6 miliardi di euro e, se volete imbarazzarvi, questo costo è pari al costo che paga l’Inps ai primi 12.808 pensionati italiani, numero questo stimato per eccesso.

Il nuovo Governo deve intervenire, il futuro Premier Matteo Renzi - dovendo rispettare il suo spirito di rottamatore - deve prendere atto che non è più eticamente corretto accettare questa situazione. Si uccide il futuro delle giovani generazioni destinate a percepire in vecchiaia pensioni risicate, determinate con il metodo contributivo, quando invece oggi vi sono evidenze di sperequazioni generazionali, con pensioni calcolate con il vecchio metodo retributivo. Il costo a carico della comunità non è più sopportabile considerando, dai dati disponibili esaminati, che questi pensionati d’oro non sono strutturalmente in contenimento, anzi sembrerebbe in aumento.

Se si definisse un tetto massimo alle pensioni a 100.000 euro annui si avrebbero i seguenti risparmi: 1, 6 miliardi di euro per la fascia oltre i 300.000 euro; 2,1 miliardi di euro per la fascia da 200.000 a 300.000 euro; 1,7 miliardi di euro per la fascia da 150.000 a 200.000 euro; 1,1 miliardi di euro per la fascia da 120.000 a 150.000 euro; 439 milioni di euro per la fascia da 100.000 a 120.000 euro.

Certamente questo è solo un esercizio teorico, ma agendo su un numero esiguo di pensionati, 153.432 persone, che avrebbero pur sempre una pensione più che decorosa, si avrebbe un risparmio di circa 7 miliardi di euro per l’Inps e quindi per noi contribuenti. In questo momenti così difficili, con oltre 70 miliardi di euro di arretrati da pagare da parte della Pubblica amministrazione alle imprese fornitrici, con un tasso di disoccupazione fra i più alti in Europa, con una crisi oramai endemica del tessuto industriale è necessario riportare il senso di equità nella società e agire sulle rendite finanziarie e sulle pensioni d’oro, è necessario agire per il cambiamento, per riportare speranza alle giovani generazioni, al sistema produttivo.

Se non si vede il futuro, si perdono gli entusiasmi, si perde quella forza vitale, l’energia della speranza, l’immaginazione creatrice. Così la coscienza ci rende tutti codardi, ricordava Amleto nel suo famoso monologo. Penso sia invece ora che imprese di grande altezza e momento riprendano il nome di azione.

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