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Lavoro

RIFORMA PENSIONI/ Renzi e i 7 miliardi che possono aiutare l’Italia

Le pensioni d’oro rappresentano un grosso onere per un Paese che è in difficoltà con i propri conti pubblici. GIANLUIGI LONGHI ci mostra i numeri su questi ricchi assegni previdenziali

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Il Governo di Matteo Renzi, che ha appena ottenuto la fiducia delle Camere, dovrà certamente fare i conti con il giudizio di Bruxelles riguardo il percorso di aggiustamento strutturale delle finanze pubbliche italiane; nei fatti già a metà del prossimo aprile il piano dei risparmi attesi per l’anno in corso dovrà essere ultimato. Il lenzuolo è corto e la pressione fiscale a livelli di guardia. Bisogna quindi agire sui costi con coraggio e rapidità. Vorrei ritornare ad affrontare il problema delle rendite pensionistiche e delle ingiustizie generazionali che gravano sul futuro di questo Paese. In particolare modo, affrontando l’argomento delle pensioni d’oro, appannaggio di una élite ristretta, che rappresentano una emorragia di denaro da parte dell’Inps non più sostenibile ed eticamente non più tollerabile.

Una voragine che assorbe le contribuzioni di milioni di lavoratori cittadini, che versano ora i propri contributi a favore di pensioni di pochi ottimati, che continuano ad accumulare ogni mese un indebito arricchimento, legalmente istituzionalizzato nei decenni precedenti. Il metodo contributivo del calcolo della pensione, già abrogato, ma non regolamentato, nè calmierato nelle sue distorsioni, continua comunque a incidere pesantemente sui costi della Pubblica amministrazione, determinando una perenne disequilibrio dei conti dell’Inps.

Sul sito del Ministero delle finanze, che ognuno di noi può consultare, vi sono i dati delle dichiarazione dei redditi dei contribuenti italiani: gli ultimi disponibili si riferiscono all’anno 2011. Navigando fra i numeri emerge che nel 2011:

8.081 pensionati - in aumento rispetto al 2010, quando erano invece 7.844 - percepiscono oltre 300.000 euro, con un costo minimo di 2,4 miliardi di euro all’anno a carico dell’ente e quindi di noi contribuenti. Un costo pari alla seconda rata Imu, oggetto di discussione e forti contrasti politici lo scorso anno;

13.614 pensionati - in aumento rispetto al 2010, quando erano invece 13.058 - si collocano fra i 200.000 e i 300.000 euro. Se facciamo una semplice media aritmetica a euro 250.000, il costo a carico dell’Inps è pari a 3,4 miliardi di euro;

22.513 pensionati - in aumento rispetto al 2010, quando erano invece 21.386 - percepiscono fra i 150.000 e i 200.000 euro. In questo caso la media aritmetica a 175.000 euro determina un costo a carico dell’Inps di 3,9 miliardi di euro;

Nella fascia fra i 120.000 e i 150.000 euro vi sono 32.622 pensionati - in aumento rispetto al 2010, quando erano invece 31.259 - con un costo medio complessivo di 4,4 miliardi di euro;

Infine i pensionati fra i 100.000 e i 120.000 euro sono 43.901- in aumento ai 41.327 del 2010 - con un costo medio complessivo di 4,8 miliardi di euro.

Riassumendo: nel 2010 vi erano 42.288 pensionati, aumentati nel 2011 a 44.208, con una pensione oltre i 150.000 euro. Il costo complessivo nel 2010 è stato di 9,3 miliardi di euro, nel 2011 di 9,7 miliardi di euro, con un incremento del 4,3% . Vi sono poi 76.523 pensionati, nel 2010 erano 72.856, che percepiscono tra i 100.000 e 150.000 euro. Nel 2010 il costo a carico dell’Inps è stato di 8,8 miliardi di euro e nel 2011 invece si è incrementato del 4,3% a 9,2 miliardi di euro.