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Lavoro

RIFORMA PENSIONI/ Damiano: avanti con la flessibilità, l’Inps non è a rischio

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I parasubordinati sono persone che ai tempi del governo Berlusconi avevano una franchigia di sei anni che impediva loro, nel caso di un passaggio a altro fondo, di utilizzare le risorse accantonate per meno di sei anni. Quindi le hanno perdute. Come ministro del Lavoro ho portato quella franchigia a tre anni, provvedendo alle relative coperture. Successivamente il governo Monti l’ha portata a zero.

 

Quindi?

Attualmente il fondo dei parasubordinati - la gestione separata dell’Inps - accumula risorse che non vengono spese per il semplice fatto che si tratta di persone giovani che andranno in pensione parecchio più in là. Ma quando queste persone andranno in pensione bisognerà restituirgli i loro soldi. Considerando un lavoratore a cui si applica la regola introdotta da Dini nel ‘96, aggiungiamo 40 anni, si arriva al 2036. È un problema che sicuramente si porrà dal 2036 in poi. Per il momento è una partita di giro interna all’istituto. Vale a dire: ci sono fondi che incassano senza spendere e ci sono fondi che spendono senza incassare il necessario.

 

La maggior parte dei fondi previdenziali è in perdita...

Mentre i lavoratori industriali hanno - o avevano - i conti in pareggio, i lavoratori autonomi - artigiani, commercianti - questo pareggio non ce l’hanno. Ancor meno i lavoratori agricoli che incassano più di quello che versano. Ma sono questioni che ci trasciniamo da quarant’anni, alle quali si è posto parzialmente rimedio con tutte le riforme che sono state fatte. Prima del ‘95 c’erano i baby pensionati, le pensioni di anzianità a 35 anni, ecc. C’era una differenza sostanziale tra dipendente pubblico e privato. Tutto questo è stato eliminato nei lontani anni ‘90.

 

Dopo queste rassicurazioni immagino che lei continui a sostenere la proposta della flessibilità in uscita. È così?

Continuo a sostenere la flessibilità in uscita anche se costa. Con la drastica, anzi draconiana riforma Fornero, tra il 2020 e il 2060 dalle pensioni verranno drenate risorse superiori ai 300 miliardi di euro. Una cifra imponente di trasferimento da stato sociale a debito. E io penso che possa essere restituita ai pensionati in termini di flessibilità: se di quei 300 miliardi gliene portiamo via uno, non cambia niente. In questo modo faremmo anche giustizia sociale.

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