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JOBS ACT/ Il "lavoro rosa" che Renzi e co. hanno trascurato

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Codice del lavoro semplificato, e comprensibile, valido sia per il lavoro pubblico che privato uniformando così la norma e superando la figura del dirigente che nella Pubblica amministrazione è assunto a tempo indeterminato; semplificazione delle varie forme contrattuali, valorizzando le tipologie esistenti della Legge Biagi, e come tipologia prevalente il contratto di apprendistato e inserimento verso un contratto a tutele crescenti; inserire il contratto di ricollocazione come strumento per collegare l’erogazione degli ammortizzatori sociali e dunque le politiche passive del lavoro con le politiche attive, e obbligo del lavoratore ad accettare il lavoro e il programma di reintroduzione formativa. Riconferma delle norme in caso di licenziamento discriminatorio indebito; riduzione Irap e contribuzione previdenziale o agevolazioni contributive per i contratti di lavoro dei lavoratori e lavoratrici under 30 e over 50.

 

E poi?

Agenzia unica federale che coordini e indirizzi i centri per l’impiego e l’intermediazione privata, la formazione e l’erogazione degli ammortizzatori sociali per gestire al meglio le politiche attive e monitorare le politiche passive; nuovo sistema di tassazione della rete banche/istituti di credito: agevolata sui prestiti alle imprese e allo sviluppo del sistema economico e sostegno alle famiglie anche attraverso fondi di garanzia; utilizzare chiaramente i fondi della Banca europea per gli investimenti per le piccole medie imprese, l’innovazione e l’accesso al credito per donne e giovani, per sostenere start-up in ambiti come il turismo, la cultura, i servizi alla persona ed educativi; maggiore tassazione alla rete del credito per titoli di Stato e prodotti finanziari derivati.

 

Altro?

Istituire un Fondo Bilaterale di solidarietà contrattuale e sussidiarietà tramite la contrattazione collettiva finalizzato al sostegno al reddito del lavoratore e lavoratrice che si assenta per congedi parentali; utilizzare per la conciliazione tempo di vita e di lavoro una parte delle risorse previste dal finanziamento della detassazione degli accordi sulla produttività di cui la legge 92/2012: maggior flessibilità significa maggiore produttività e conciliazione tempi di vita di lavoro; chiarire passo passo la fonte della copertura finanziaria, comunque legando questa proposta riformatrice ai risparmi effettivi che si realizzano nella razionalizzazione della spesa, sia nella Pubblica amministrazione che dalla cessione in atto di quote di imprese pubbliche.

 

La donna nel lavoro è ritenuta portatrice di innovazione da chi conosce bene la questione dell’occupazione femminile. Secondo lei perché?

Appunto è necessario capire che le innovazioni nel mercato del lavoro comunque passano attraverso una revisione della qualità del lavoro ed esigenze dei lavoratori e delle aziende di flessibilità contrattuale, perché un albergatore per esempio può avere bisogno di assumere per alcuni mesi o settimane più personale ma non può essere costretto al contratto a tempo indeterminato. C’è necessità di agevolazioni per il part-time, poiché nei paesi dove ce n’è di più maggiore è l’occupazione anche femminile (siamo attualmente gli ultimi in Europa!). C’è necessità di legare la flessibilità e la produttività alla conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, e dunque alla defiscalizzazione del lavoro, aiutando così le aziende ad assumere e a premiare le persone disponibili. Poi naturalmente per me l’approdo è lo “Statuto dei lavori”, poiché evviva ancora oggi l’opera prima di Giugni, ma a 44 anni lo “Statuto dei lavoratori” ha bisogno di essere aggiornato e novellato, poiché è cambiato il mondo del lavoro.

 

Di recente la rete che lei coordina di Consigliere di Parità si è riunita per un tavolo tecnico col Ministro Giovannini. Come le sembra che il ministero del Lavoro oggi stia rispondendo ai problemi del lavoro e, in particolare, a quelli del lavoro femminile?