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Lavoro

JOBS ACT/ Il "lavoro rosa" che Renzi e co. hanno trascurato

In quest’ultimo periodo si è parlato di leggi relative al mercato del lavoro. ALESSANDRA SERVIDORI ci spiega cosa andrebbe fatto per aiutare l’occupabilità delle donne

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È ormai da tre settimane, dall’incontro tra il leader del Pd Matteo Renzi e quello di Forza Italia Silvio Berlusconi, che al centro dell’agenda politica non c’è più il Jobs Act ma la riforma elettorale. Non che la riforma elettorale non sia importante, certo è che in un momento come questo la politica non manda un grande segnale ponendo in seconda fascia il tema dell’economia e del mercato del lavoro. È anche vero che non sarà mail il Jobs Act la soluzione per la crescita, serve naturalmente intervenire in modo strutturale su problematiche più legate a problemi di natura fiscale. Certo è che il Jobs Act di Matteo Renzi ha quantomeno il merito di essere riuscito a creare consenso su alcuni punti di cui si discute da almeno una decina d’anni in modo un po’ stantio. Su questi punti andranno individuate le soluzioni più consone, non ancora dettagliate. Ma quantomeno sui punti di lavoro la politica ha risposto in modo condiviso. E non è poco. Anche Alessandra Servidori, Consigliera Nazionale di Parità, ha lanciato la sua proposta, chiaramente partendo dal terreno a lei più prossimo, quello dell’occupazione femminile, che tutti sanno essere una piaga del mercato del lavoro italiano, come quella dei giovani, integrando e proponendo una sintesi di quanto già proposto dai partiti.

Professoressa Servidori, la sua proposta di integrazione al Jobs Act di Renzi e a quelle che ne sono seguite (Sacconi/Alfano, Ichino, Salvini) è naturalmente incentrata sul tema dell’occupazione femminile. Questo per portare specificità ed esperienze sul campo o per la poca attenzione dei colleghi al lavoro rosa?

Guardi, per formazione affronto le tematiche del lavoro a tutto tondo e sono convinta che per entrare a gamba tesa nel rilancio e sviluppo del nostro Paese - non solo perché ce lo impone Angela Merkel, della quale comunque sono una fan, ma perché dobbiamo essere coerenti, e magari un po’ meno egocentrici e miopi - oltre che dell’occupabilità delle donne italiane e del sistema di welfare sarà bene iniettare un sano pragmatismo concreto nel solco riformatore del mercato del lavoro.

In che modo?

Con una relativa presunzione non certo di completezza, ma sicuramente di competenza, ho messo in pista la mia proposta targata Servidori, attenta a sviluppare strumenti per l’occupabilità femminile inchiodata a un 46,4% umiliante. Poi è vero che i colleghi sono un tantino distratti e non si può risolvere la questione buttando dentro una proposta - e solo di Ichino - come la defiscalizzazione del lavoro femminile senza neanche l’indicazione della copertura finanziaria, così come se fosse un allegato.

Quali proposte dei colleghi circa gli interventi di manutenzione proposti al mercato del lavoro le sono sembrati più opportuni?

Intanto le mancanze: le risorse sulle quali portare avanti una riforma necessaria. Sappiamo bene che in pista ci sono le emergenze, le/gli esodate/i, i/le cassaintegrate, il piano Garanzia Giovani, ai quali fare fronte e subito: bisogna dirottare le risorse dei risparmi e tagli sulla Pubblica amministrazione e legarli a questi provvedimenti, voce per voce. E Cottarelli deve fare ciò che Letta non riesce a realizzare. Sganciarsi dalle richieste dei ministri i quali sono riusciti a fare passare un emendamento in Legge di stabilità in cui, dimostrando di avere assolutamente bisogno di risorse, possono attingere dai risparmi. Quindi i risparmi mai fatti sono già in conto spese di sanità, istruzione, missioni all’estero, lavoro, ecc. Poi, tra le proposte messe in campo, è necessario trovare i denominatori comuni che ci sono.

Per esempio?