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RIFORMA PENSIONI/ Brambilla: esodati e anzianità, gli errori della Fornero che pagheremo

Elsa Fornero (Infophoto) Elsa Fornero (Infophoto)

Aver eliminato le pensioni d’anzianità. Credo che la Corte Costituzionale interverrà in merito per correggere.

 

Cosa bisogna correggere?

Non è pensabile che un lavoratore possa andare in pensione a 66 anni e 6 mesi con 20 anni di contributi, che è quello previsto dalla norma, e uno che ha lavorato 41 anni perché non ha raggiunto i 67 anni non può andare in pensione o se ci va lo fa con le penalizzazioni. Peggio ancora: nei fatti è stata indicizzata l’anzianità contributiva alla speranza di vita, che è un errore che nessun Paese ha fatto. Puoi indicizzare l’età di pensionamento alla speranza di vita. Ma questo lo avevamo già fatto noi, non l’ha fatto la Fornero! Aver indicizzato anche l’anzianità contributiva alla speranza di vita è stato un errore perché quando uno ha lavorato 41 anni bisogna che lavori fino a 42, poi 43, poi 44 perché questa indicizzazione porterà su. Anche la riforma del mercato del lavoro è un vero disastro.

 

In che senso un disastro?

Perché ha abolito tutte le flessibilità. Se fosse possibile fare contratti con partita Iva, co.co.co., contratti temporanei, a progetto, gli esodati, cui mancano magari un paio d’anni per andare in pensione, potrebbero trovare un lavoro e coprire quel periodo. In un momento in cui la flessibilità del lavoro è massima, per la Fornero si possono fare solo contratti a tempo indeterminato. Alle frontiere abbiamo un’offerta di lavoro che costa un terzo, se non un quarto di quello che costa da noi. In una situazione di emergenza bisogna rispondere all’altezza. Se in Serbia, a un’ora di volo, un operaio finito costa 800 euro al mese e in Italia costa 3mila. Per farli lavorare bisogna fare qualcosa. Non è colpa di nessuno se per la prima volta nella storia moderna ci troviamo con un’offerta di lavoro così incredibilmente bassa. Bisognava pensarci prima.

 

A cosa bisognava pensare?

Con il governo Prodi sono entrati in Europa polacchi, bulgari, rumeni, serbi, sloveni con pari diritti. Bisognava pensare che quei lavoratori costavano 100 dollari al mese. Farli entrare in Europa ha significato avere la concorrenza in casa, non solo quella degli indiani o dei cinesi che sono lontani.

 

Tornando alle pensioni…

Le due cose sono collegate. Se non c’è un mercato del lavoro flessibile avremo dei problemi sulle pensioni. E se non vogliamo avere problemi con le pensioni dovremo anche cominciare a ragionare in termini molto selettivi sulla spesa assistenziale dello Stato. Inoltre, dobbiamo fare in modo che il mercato del lavoro generi più contributi, altrimenti saremo sempre in disavanzo. 

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COMMENTI
08/02/2014 - Brambilla (Giorgio Gragnaniello)

Stupisce constatare qui che il prof.Brambilla attacchi la 102/2009,dopo averla a suo tempo esaltata come un esemplare "logaritmo" e pertanto dimenticando sia l'intempestività sul reale del dato ISTAT e sia l'ipocrisia epistemiologica di un meccanismo,che "ope legis" potrà solo avanzare e mai tornare indietro. Fors'egli avrà onestamente e tardivamente meditato, che una legge facente "pagare" a un tranviere infartuato la longevità di una suora clarissa,è solo una carognata. Egli sa,peraltro,che la matrice epistemiologica del disastro è stata l'ansia di compiacere gli Dei:i Tedeschi non ragionavano a "quote"-a causa della omogeneità d'ingresso dei loro giovani nel Sistema- e ci pressavano invece da anni per una nostra maggiore percentuale di occupati nella fascia 60-65 anni. Pertanto,si può uscire a 66 anni con un contributo minimo e debitorio verso l'INPS e invece si resta bloccati a 61 anni con la scusa di avere solo 42 anni di contributi. Ora, la Germania a sorpresa scopre le quote(sia pure molto alte)e le pensioni "anticipate" e perlomeno potremo vantarci di essere stati più realisti del Re. Poi, magari,verrà qualcuno a chiedersi come mai da noi c'è tanta gente ansiosa di uscire dal suo "inferno"-pur non avendo in fondo nulla da fare a casa propria:non perché qui si fanno meno ferie che in Germania; ma per una roba troppo "raffinata" per la Dirigenza pubblica e privata italiana,che la disattesa legge 626/'94 definirebbe "Qualità del Lavoro".Auf Wiedersehen.