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RENZI vs CGIL/ Ichino: il mestiere del sindacato è cambiato, la Camusso si regoli

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Se Bonanni mirasse a instaurare un rapporto privilegiato tra il Governo e la confederazione da lui guidata. Il ruolo del Governo e quello del sindacato non devono mescolarsi o sovrapporsi: sono due ruoli molto diversi, che devono svolgersi in piena autonomia l’uno dall’altro.

 

C’è il rischio che Renzi confonda il superamento della logica concertativa con la negazione del ruolo svolto dai sindacati?

L’equilibrio giusto, in questa materia delicata, non è sempre facile. Ma penso che una persona con l’intelligenza di Matteo Renzi non faticherà a trovarlo.

 

Renzi polemizza con la Camusso ma apre a Landini. Qual è il senso di questa operazione?

Non c’è dubbio che tra il Presidente del Consiglio e il leader della Fiom ci sia una corrente di simpatia personale. Però tra i due c’è anche un profondo dissenso in materia di politica del lavoro: per cui mi sembra che eventuali convergenze tra loro possano essere soltanto tattiche.

 

Storicamente i sindacati italiani sono stati in grado di assumersi responsabilità anche difficili, o si sono limitati a porre freni e vincoli?

Come ho detto prima, nell’ultimo mezzo secolo su molte delle scelte cruciali la Cisl è stata più lungimirante della Cgil. Ma in alcuni casi, come nella svolta dell’EUR del 1977 e negli accordi tripartiti del 1992 e del 1993 con i Governi Amato e Ciampi, anche la Cgil ha saputo fare per intero la sua parte.

 

Quando conta oggi l’associazionismo, anche sindacale, per non lasciare soli lavoratori, pensionati e disoccupati?

Conta ancora moltissimo. Ma è il mestiere del sindacato che è un po’ cambiato: non consiste più tanto nel rivendicare standard minimi di trattamento inderogabili, bensì nel guidare i lavoratori, azienda per azienda, nella valutazione del nuovo piano aziendale e, se la valutazione è positiva, guidarli nella contrattazione della scommessa comune con l’imprenditore. Una contrattazione che, se vogliamo aumentare la nostra attrattività nei confronti delle grandi multinazionali, deve saper essere a 360 gradi.

 

Perché?

Perché una multinazionale che dà lavoro a centinaia di migliaia di persone in giro per il mondo è nel suo buon diritto quando, progettando un nuovo insediamento produttivo in Italia, chiede di non essere costretta ad applicare un contratto nazionale stipulato a un tavolo a cui essa non ha partecipato, da altre imprese che magari applicano tecnologie e modelli organizzativi arretrati e hanno un malinteso interesse a ostacolare l’ingresso nel settore di un’impresa più moderna ed evoluta. Non dimentichiamo che l’organizzazione del lavoro a cui si ispirano i nostri contratti collettivi nazionali è per lo più ancora quella della prima metà degli anni ’70.

 

(Pietro Vernizzi)

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