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IL FATTO/ Lavoro e welfare, il metodo per non prendere lucciole per lanterne

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Ma non solo: viene meno la dignità dell’uomo: “Sentirsi inutili a sé e inutili agli altri è la peggiore delle cose che può colpire una persona. Un Paese che si dice civile non può ammettere che ci sia una situazione del genere. Per questo è fondamentale creare le condizioni perché un cittadino possa avere un’occupazione, qualcosa da fare, che può essere inquadrata in un contratto o essere un’azione volontaria”. E’ necessaria però una corresponsabilità del lavoratore nel cercare soluzioni uscendo da massimalismi e assistenzialismi.

Il problema è che “in questo Paese siamo abituati a dividere il mondo in bianco e nero. Occupato-disoccupato. Con contratto-senza contratto. Ma il mondo è fatto di tante sfumature. Certo, è più difficile far funzionare un sistema complesso in cui ci sia una pluralità di imprese, di apporti, di sistemi relazionali… Però pensare di risolvere i problemi recintando un pezzo di società a cui dare 500 euro per stare a casa a non far niente non è una buona cosa.

I 500 euro vanno dati a chi è nel bisogno a cui però va chiesto di essere parte della soluzione del problema. L’Italia uscirà da questa condizione se ogni italiano assumerà su di sé una parte di questa responsabilità, se si sentirà fino in fondo coinvolto in un disegno”. Ma ora è venuto il momento di scegliere. E per farlo servono strumenti che entrino nel merito di qualità ed efficienza degli strumenti di welfare, come quello proposto dal Rapporto sulla sussidiarietà presentato ieri. Non possiamo più rischiare di prendere lucciole per lanterne…

(Silvia Becciu)

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