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JOBS ACT/ I "buchi" di una riforma che non crea lavoro

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Ora, specie in previsione dell’arrivo dei finanziamenti stanziati con il programma europeo “Garanzia per i giovani”, l’impegno dovrà essere quello di assicurare che i fondi stanziati vengano spesi in maniera efficace per stimolare l’occupazione giovanile, investendo nell’alternanza scuola-lavoro, incentivando l’apprendistato e borse di tirocinio, promuovendo forme di collaborazione attiva tra scuola, università e imprese, rendendo la formazione più allineata con le reali esigenze delle imprese, creando un sistema efficiente di orientamento e collocamento dei giovani-studenti e di definizione dei profili professionali richiesti sul mercato, incentivando il passaggio del testimone dagli anziani alle nuove generazioni attraverso forme di transizione come il cosiddetto Patto generazionale.

Di sicuro al Paese non serve disperdere energie economiche a favore della struttura pubblica di collocamento che non ha mai dato risposte concrete all’emergenza occupazionale, mentre potrebbe dare maggior impulso alla mobilità del lavoro una completa liberalizzazione dei servizi per l’impiego, e una sana competizione tra i Centri per l’impiego e le Agenzie per il lavoro private, all’interno di sistema che per essere pienamente efficace e incisivo dovrebbe essere - contrariamente a quanto previsto nella bozze circolate in questi giorni - sempre meno caratterizzato dall’interventismo pubblico.

A questo punto non è più tempo di propaganda e di dichiarazioni a effetto. C’è bisogno di provvedimenti concreti e moderni che, in coincidenza e grazie alla grande opportunità offerta dall’Europa, forniscano soluzioni tangibili. Evitando che, ancora una volta, le questioni ideologiche prevalgano sugli interessi dei soggetti coinvolti.

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