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Lavoro

MARCO BIAGI/ Cazzola: ho perso un amico, ma ho trovato un Maestro

Marco Biagi (Infophoto)Marco Biagi (Infophoto)

In quella notte ho ricevuto una consegna: non mollare mai, servire la verità, ascoltare la coscienza. Che altro dire? Non è difficile morire bene. Lo è vivere bene. Spero che sia vicino il giorno quando, anche per me, verrà il tempo di chiedere licenza, come il vecchio Simeone. Allora, Marco ed io ci incontreremo di nuovo - questa volta per sempre - su quei verdissimi pascoli e nei pressi di quelle acque fresche dove il Buon Pastore conduce a riposare i giusti. Mi piace pensare che faremo delle lunghe passeggiate in bicicletta. E che Marco vorrà aspettarmi, perché ho molto meno fiato di lui, lungo un viale, all’ombra dei frassini. Per raggiungerlo, basterà chiedere al primo arcangelo che si incontra. Certamente avrà trovato anche nei Campi Elisi qualcosa da organizzare. E si sarà cimentato in quel nuovo compito con serietà e impegno più grandi, perché i morti sono migliori dei vivi.

Quando mi afferra la malinconia - e invecchiando capita di sovente - mi consola pensare che tutta quell’assurda tragedia di una notte di incipiente primavera un “perché” in fondo l’avesse. Sicuramente il Signore (Colui che è la Via, la Verità e la Vita; Colui che atterra e suscita, che affanna e che consola) aveva bisogno di Marco e della sua opera per riordinare il mercato del lavoro della Santa Gerusalemme celeste. Ora, tutto fila liscio lassù.

 

(da “Il riformista tradito. Storia e idee di Marco Biagi” di G. Cazzola, Boroli Milano)

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