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IDEE/ L’imposta per aiutare Jobs Act e Garanzia Giovani

LUCIANO MONTI ci spiega perché bisognerebbe quanto meno pensare di introdurre un’imposta di solidarietà generazionale, in modo da aiutare le politiche per i giovani italiani

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I dati sui ragazzi che non studiano e non lavorano (Neet) in Italia sono ormai tristemente noti, così come quelli sulla disoccupazione tra i 15 e i 29 anni o sulle difficoltà ad avere un’occupazione continuativa per i nostri giovani. Il programma europeo Youth Guarantee e il Jobs Act allo studio del Governo dovranno cercare di risolvere questa difficile situazione e un contributo alle risorse necessarie potrebbe arrivare tramite un’imposta di solidarietà generazionale. Essa dovrebbe applicarsi ai contribuenti di una certa età, a prescindere che si tratti di pensionati, lavoratori dipendenti o autonomi.

Per capire e prima di liquidare a priori l’imposta di solidarietà generazionale è necessario sfatare alcuni luoghi comuni. Il primo è quello che l’equità intergenerazionale sia solo un modo elegante di attentare ai redditi e alle ricchezze di coloro che se le sono guadagnate dopo una vita di lavoro. Invece in forza di tale principio, qualsiasi politica economica dovrebbe assicurare alle generazioni future almeno la stessa qualità della vita e le stesse opportunità di cui godono le attuali generazioni mature.

Potremmo definire questo approccio “di sostenibilità integrata”, perché si propone di ridurre non solo il debito nei confronti del Pianeta (la tradizionale sostenibilità ambientale), ma anche quello contratto con le nuove e future generazioni (la sostenibilità per l’equità intergenerazionale). Dunque l’equità intergenerazionale è una componente imprescindibile della più nota sostenibilità.

Il secondo luogo comune è che l’imposta di solidarietà generazionale porterebbe soltanto a una mera ridistribuzione di ricchezza. Non è così, l’intervento mira, ancora una volta, a sostenere coloro che - solo ora e solo loro - si trovano a dover affrontare l’intera vita lavorativa (e oltre) fronteggiando gli emergenti costi dell’adattamento ai mutamenti climatici e la mitigazione delle emissioni nocive. Costi nuovi ed emergenti impongono una riflessione sul chi e come vadano sostenuti.

Infine, il terzo luogo comune, secondo il quale l’imposta di solidarietà generazionale andrebbe a incrementare l’imposizione media dei cittadini e quindi a sostenere l’ennesima spesa pubblica dagli esiti incerti rinunciando così alla doverosa spending review o alla lotta all’evasione fiscale. La nuova imposta si limita a perequare, aumentando (di poco) l’imposizione di taluni soggetti e riducendo (di molto) il cuneo fiscale gravante su molti, oltre che sostenendo anche ammortizzatori riservati ai giovani. Nessuna entrata nuova per lo Stato.